LA MEDIUM E LA DROGA
di Massimo Biondi

15 e 16 novembre 1958, 6-10 luglio 1959: nella settimana circa che durarono in totale i due Convegni dedicati dalla Parapsychological Foundation ai rapporti tra parapsicologia e farmacologa, di sostanze psicoattive e fenomeni paranormali si parlò molto e a farlo furono alcuni dei maggiori esperti, in un campo e nell’altro, provenienti da tutto il mondo. In entrambe le occasioni i partecipanti non raggiungevano la ventina, condizione non infrequente per queste riunioni monotematiche volute dalla fondatrice della Foundation, la medium Eileen Garrett, e finalizzate a garantire un elevato standard di discussione tra persone qualificate e competenti.
Il primo Convegno si tenne a New York, mentre l’altro, nell’intento di allargare la portata dell’evento, si svolse a Le Piol, sede europea della Fondazione a St. Paul de Vence. C’era, in questa seconda occasione, anche Emilio Servadio, pioniere italiano tanto della psicoanalisi che della parapsicologia, il quale assunse la Presidenza del consesso assieme allo psichiatra canadese Humphry Osmond, uno dei maggiori studiosi mondiali di droghe allucinogene.

Molti di coloro che parteciparono ai lavori avevano già avuto esperienze personali con l’LSD o altre sostanze in grado di indurre alterazioni profonde della psiche (psichedeliche), quali la mescalina e la psilocibina. Qualcuno di loro, come l’editore americano Eugene Exman, ne aveva tratto eccitanti conclusioni in senso spiritualista; altri, come ad esempio il padre domenicano Reginald-Omez, rifuggivano da simili pratiche preferendo mantenersi in uno stato psichico normale nel quale potessero emergere le doti paranormali spontanee. Altri ancora, come i parapsicologi Betty e Fraser Nicol, si ponevano di fronte agli allucinogeni in termini problematici e propugnavano uno studio, da condurre in maniera distaccata, sui rapporti tra fenomeni paranormali e alterazioni psichiche indotte dalle droghe. In generale, nessuno considerava pericolose queste sostanze, se usate con criterio e attenzione (lo psichiatra canadese Abram Hoffer, sulla base di un rapporto relativo a 50mila somministrazioni di LSD affermò perfino che questa droga «sembrerebbe un trattamento molto più sicuro dell’aspirina»); su un loro impiego diffuso, specie a scopi di studio, nessuno nutriva riserve di una qualche rilevanza.

I lavori, in particolare quelli in Europa, andarono avanti in maniera positiva e concreta, cosa piuttosto insolita per la parapsicologia. Come era successo qualche anno prima in un convegno analogo a Utrecht, ad un certo momento si decise di istituire un Comitato permanente che continuasse la riflessione e lo studio di questi temi; si stilarono alcuni documenti ufficiali; si presero accordi per condurre indagini ed esperimenti in collaborazione, al di là o al di qua dell’Atlantico. Si ascoltarono e si discussero con interesse le rivelazioni di Reginald-Omez, “grafologo intuitivo”, sulla propria trance; i resoconti delle esperienze con droghe (dapprima mescalina, fin dal 1951; poi LSD; infine peyote, dal 1956) di Osmond, che aveva osservato in queste occasioni diversi eventi telepatici spontanei; le complesse elaborazioni filosofiche del biologo americano John Smythies riguardo l’attività psichica normale. Ma furono soprattutto due i relatori dai quali ci si aspettavano informazioni “intriganti”: il direttore delle ricerche della Parapsychological Foundation, Karlis Osis, e la stessa Eileen Garrett. E nessuno dei due deluse le attese.

A Nerw York Osis rivelò che con alcuni collaboratori aveva esaminato la possibilità di percezioni extrasensoriali in persone non sensitive dopo un’assunzione di LSD e affermò di aver riscontrato qualche effetto significativo. A Le Piol riferì di nuove esperienze, condotte nei primi mesi del 1959 con alcuni medium, che ebbero tutti le medesime reazioni: «si sentirono come posseduti da profonde conoscenze filosofiche ed avvertirono la necessità di formulare profezie spontanee. Uno dei medium vide personalità spiritiche vicino agli sperimentatori. E tutti parvero avere gran facilità a produrre allucinazioni, anche se riuscivano a distinguere le loro percezioni dalle allucinazioni». Tutti ebbero una specifica esperienza trascendentale, avvertendo «l’unità del mondo». Riguardo le esperienze parapsicologiche, Osis comunicò che «in sei occasioni diverse vennero effettuati test di psicometria… Eccetto per un medium, che conseguì un successo pieno, non si ebbero risultati degni di nota». I dati comunque erano stati, nel complesso, incoraggianti e la Divisione Sperimentale della Parapsychological Foundation intendeva continuare ad approfondire il rapporto tra stato della coscienza, con o senza l’uso di droghe, e comparsa di manifestazioni psi.

Quando toccò ad Eileen Garrett prendere la parola, a St. Paul de Vence, era percepibile tra gli astanti un intenso senso di attesa. Tutti avevano, di questa donna, una straordinaria considerazione e anche chi non dava molto credito alle sue doti di medium e di sensitiva non poteva esimersi dal nutrire per lei un gran rispetto. Ciò che colpiva, soprattutto, erano la lucidità e la franchezza con cui affrontava ogni tema delicato, nonché la grande energia e la generosità che profondeva nei progetti ai quali credeva, come dimostrava la stessa creazione della Fondazione dedicata alla parapsicologia. Disincantata e razionale anche di fronte alle sue manifestazioni (la Garrett non credeva che le “guide” che emergevano durante le sue trance fossero entità spiritiche), la donna era da anni interessata a una ricerca parapsicologica prudente e rigorosa e fungeva idealmente da “motore” per molte attività che si svolgevano negli Stati Uniti e altrove in questo campo.

«La mia esperienza con l’LSD è stata che questa sostanza ha accresciuto l’esperienza medianica in sé, ma non la capacità di indovinare carte e simboli, abilità che secondo me non ha alcun rapporto con la medianità», esordì la donna nel silenzio generale. Parlando di identificazione di “carte e simboli” intendeva riferirsi alle tecniche di sperimentazione ripetitiva che da anni dominavano tutte le ricerche sulla percezione extrasensoriale: tecniche che sembravano dare qualche risultato “scientificamente valido”, ma che a causa della loro aridità annoiavano chi vi sottometteva. «Quando vado in trance», continuò Eileen Garrett per spiegare in che cosa consisteva la sua medianità, «respiro molto profondamente, fin nel plesso solare. E l’ultima cosa di cui sono cosciente è una terrificante nube di luce gialla». Avendo assunto diverse volte la droga, con l’assistenza di medici e amici della Foundation, la Garrett ne conosceva le potenzialità quale stimolante di esperienze psichiche anomale. E avendo sempre mantenuto un limpido senso critico sulla sua attività di medium, era in grado di osservare con distacco anche quest’altro genere di situazione. «Posso dire che la differenza tra l’esperienza con l’LSD e quella medianica è molto netta. Sono assolutamente sicura che nel caso dell’esperienza con LSD posso immergermi in ogni aspetto della realtà, un fazzoletto rosso o un qualunque altro oggetto, e tirarmene fuori nel giro di pochi attimi. Ma non altrettanto accade nell’esperienza medianica, che dopo essersi svolta è passata e finita, e non me ne resta nessun ricordo. Ho la sensazione che in un certo senso quest’ultima sia diretta da chi pone le domande. Io non ho nulla a che fare con ciò e resto distaccata; ne so qualcosa solo perché me la riferiscono».

Per la particolare modalità con cui si svolgevano le sessioni di trance della Garrett, c’era spesso di fronte a lei, a rivolgersi direttamente alle personalità medianiche, un interlocutore che poneva domande alle quale le “guide” dovevano rispondere. Le sedute si svolgevano in una maniera sostanzialmente ordinata e tranquilla, con la medium che perdeva coscienza e non partecipava consapevolmente a ciò che accadeva. Di tutt’altro tipo erano state le sue esperienze con l’LSD. Per darne un esempio, la donna ricordò «la sera del primo esperimento, cominciato alle 10 di mattina. A mezzanotte, malgrado mi fosse stato dato un sedativo, mi trovavo ancora in un delizioso stato di felicità e tutti i colori della stanza mi danzavano attorno. Tutto aveva quattro o cinque dimensioni. Potevo guardare uno specchio, che sarebbe diventato una molteplicità di specchi, mentre il colore avrebbe continuato a riprodursi al loro interno. Una cosa che mi emoziona è quando sono in grado di viaggiare nel tempo. Vago nello spazio, in vecchi posti, regioni e paesi che conosco appena. Se a farmi domande è un architetto, tutte le immagini prendono forme a lui familiari». «Talora ho avuto esperienze psichiche della stessa intensità dell’esperienza con l’LSD», proseguì la donna. Ma nel complesso, le sue esperienze personali confortavano i risultati raggiunti da altri studiosi, dimostrando la difficoltà di studiare durante le alterazioni prodotte dagli allucinogeni eventuali fenomeni telepatici o extrasensoriali, anche quando questi sembravano prodursi spontaneamente. Il peso maggiore nelle sue affermazioni derivava dal fatto che la sua era la testimonianza di una persona di grande lucidità e di indubbio senso critico. Tuttavia, nelle conclusioni, la Garrett non chiuse completamente la porta al nesso tra esperienza psichedelica ed esperienza paranormale.

Ancora una volta, facendo leva sul suo caso personale. «Credo», disse, «che la droga mi abbia reso una sensitiva migliore e più accurata, quando percepisco, odo, penso e sento. Mi trovo a mio agio nell’esperienza psichedelica a causa del mondo dei colori, che è simile al mio mondo interiore. E tutto il mondo dell’LSD si trasforma e diviene affine ai miei stati di esaltazione». Un’efficace rappresentazione delle analogie profonde che possono scoprirsi in fasi e circostanze diverse della propria esistenza, se ci si sa osservare con partecipazione.

fonte: www.gruppogrima.it