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DROGA E' TERMINE CORRENTE QUANTO OSCURO
di Carlo Moiraghi

Drogheria è rivendita autorizzata presso ogni portone. Nessuno fraintende o stupisce. La regola non detta è a tutti ben chiara.

C'è droga e droga. Droga da cucina, droga da cantina, droga da manette. Poi c'è tabacco, droga leader sociale, cancerogena.

Droga è termine profondo e sfumato. In rapida evoluzione. Per questo attuale. Nominare è rendere certo e sicuro.

Dire droga è superare un tabù. Ma d'altro canto è crearlo. Etimologia probabile dall'olandese drog: sostanza secca. Il sapiente costume rurale della pianta colta e riposta al sole.

Il dizionario definisce con Sanuro, 1502: "sostanza aromatica vegetale usata per condire le vivande", e con Bette, 1834: "sostanza d'origine vegetale o chimica ad azione stupefacente". A stupefacente Leonardo, 1519, qui tautologico fino al superficiale, aggiunge: "che provoca stupore, meraviglia". Più avanti con Locatelli, 1644, lo scientismo avanza, "sostanza che agisce sul sistema nervoso, provocando un gradevole stato di ebbrezza cui seguono, con l'assuefazione, gravi alterazioni somatiche e psichiche". Delle due l'una: condimento o stupefacente. Termini differenti, frutto di cammini sociali divergenti, avvenuti nel tempo a partire da uno stesso luogo culturale. E a quel tempo e a quel luogo, per capire, conviene ritornare. La cultura rurale. La vita dell'uomo in comunione con la vegetazione. La conoscenza tramandata e l'arte della ricerca della pianta e dell'erba.

La magia della sua presenza, della sua forma, della sua potenza. La sapienza dei suoi precisi toni energetici. Il culto. Il rito.

Condire e stupefare in quel luogo e tempo potevano essere complementari. Toni e stimoli energetici differenti, per qualità e quantità, ma spesso sinergici, ad arte approntati dal sapiente utilizzo del vegetale. Cultura perduta.

Il sapore, dall'antichità si sa, è ben più che il piacere al palato. Sapore è energia. Condire è arricchire del preciso tono energetico della pianta prescelta. E lo stupefacente? Cos'è lo stupore e meraviglia cui Leonardo fa cenno?

È ancora restare abbagliati, segnati dal preciso timbro energetico della pianta a bella posta seccata e assunta. Invasi del tutto dal suo tono vitale. Obnubilati dal suo colore. Nel corpo e nella mente, chiarisce Locatelli.

Droga è dunque ciò che segna e pervade l'individuo, che sia sapore o spezia, o più profonda sostanza, altra erba, fiore, radice, o altra presenza. Altra misteriosa potenza.

Droga è sostanza che interagisce sul complesso delle attività organiche di un individuo, materiche come sottili. Generica ma unica definizione.

Che però non definisce, dato che ogni interazione avviene dalla totalità di un'entità alla totalità di altra entità. Sempre, anche quando gli effetti paiono settoriali.

Nel concetto di droga è dunque necessario una specifica quantitativa, circa la profondità dell'influsso. O droga può essere tutto, come in realtà in parte credo. E non solo sostanza. Luogo e tempo, ricordo, compagnia e solitudine, coscienza sentimento e sensazione, persona, presenza e assenza, attesa, desiderio e avversione, impegno e disimpegno, piacere e dolore, movimento danza ed immobilità, colore ed odore, fatica e noia, rumore musica e silenzio, tutto questo ed altro e il suo opposto può divenire droga, a tempo e modo, per certo individuo. Perché droga è dapprima disponibilità dell'individuo ad essere invaso, posseduto, dipendente, assuefatto. Droga è, prima di ogni assunzione, l'atteggiamento e la scelta.

Ad esempio banale, il telepresentatore del sabato sera, il goleador sudamericano, loro e come ci vengono imposti, non sono stupefacenti? Stupore, meraviglia, ebbrezza, eccesso, violenza, disgusto, assuefazione, dipendenza. La società mostra precisi i segnali cui Locatelli fa cenno. E dunque droga sociale pesante. Queste considerazioni conducono ad altro argomento.

Come stabilire se uno stimolo qualsivoglia è stimolo appunto, o droga, esperienza o delirio, confronto od affronto, ampliamento o perdita, insegnamento o plagio, nutrimento e intossicazione, informazione o disinformazione?

È il buon senso individuale e comune che lo sancisce. E del buon senso comune la legge sociale è, deve essere, traduzione. Per questo droga è vocabolo in evoluzione, perché la società è individuo in trasformazione, e con essa ogni sua valutazione.

Se droga vale stimolo invadente, è dunque la società che precisa, stimolo a stimolo, quale è corretto, cioè in linea con i propri delicati equilibri, quale non lo è. E sempre stato così. Non conto gli esempi. Ogni società ha indicato e promosso ben precisi stimoli ed esperienze, altri ne ha tollerato, altri ha vietato e punito. Secondo i propri singoli ambiti esistenziali. Propaganda per ciò che è corretto ed indicato, sipario per ciò che è concesso, liste precise per ciò che è scorretto e vietato. E dubbi sulle contraddizioni che ogni lista porta comunque con sé. È storia insieme passata e recente.

fonte: http://digidownload.libero.it/maloca/

 
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