PSICONAUTI DEL 2000 di SISSCIl termine "psiconauta" fu utilizzato con una certa frequenza durante gli anni del movimento psichedelico americano, con una connotazione strettamente associata all'esperienza psichedelica, all'esperienza "altra" prodotta mediante l'assunzione dì uno psichedelico. Attualmente, l'associazione mantica indotta da questa parola ha subito una certa frammentazione, sino a coinvolgere i nuovi mondi umani del cyber-space. In effetti, il termine "psiconauta" ben si addice agli ambienti di frontiera dello scibile umano, ambienti in cui le esperienze "altre", comunque indotte, ricoprono frequentemente un ruolo-chiave. Psiconauta psichedelico, o enteogenico, è colui che, per motivi di pura conoscenza, ed esclusivamente per questi motivi, intraprende esperienze "altre" mediante l'utilizzo di vegetali o di composti psichedelici (allucinogeni o enteogenì), ricavandone momenti dì intuizione, di rivelazione e di illuminazione che, se supportati da un buon grado di onestà e di umiltà personali, possono svolgere una funzione benevola e integrativa sulla propria vita (e su quella degli altri). Per citare alcuni noti casi, ricordiamo gli psiconauti mescalìnìci Aldous Huxley e Henri Michaux, lo psiconauta lisergico Albert Hofmann, gli psiconauti psilocibinici Roger Heim e Richard Gordon Wasson. Attualmente, il termine "psiconauta" ha subito una nuova connotazione, potendo anche designare un particolare tipo di psiconauta psichedelico: il ricercatore di nuovi composti o intrugli psicoattivi. Le potenzialità della ricerca scientifica e dell'era informatica hanno allargato notevolmente le possibilità di scoprire nuove molecole che producano più o meno nuove modificazioni dello stato di coscienza. Inoltre, la conoscenza dell'ormai foltissimo numero di vegetali e di composti psicoattivi diffusi in tutto il mondo ha aperto una nuova fase nell'approccio occidentale agli psichedelici, una fase la cui area di ricerca è volta principalmente all'alchimia enteogenica. Sono numerosi gli psiconauti che attualmente si cimentano in autosperimentazioni utilizzando le più disparate miscele di principi attivi: funghi del genere Psilocybe assieme a semi pestati di ruta siriaca, o questi medesimi semi assieme ad un estratto di radice di taoctax (lacomune canna), o a foglie di specie di Phalaris, alcuni microgrammi di LSD assieme a un mezzo bicchiere di ayahuasca, e così via. Non tutte queste combinazioni portano a esperienze piacevoli, e alcune di esse (v'è chi l'ha appreso a sue spese) sono da evitare poiché fisicamente dannose. La precauzione e una sempre aggiornata informazione sono doti obbligatorie per il serio autosperimentatore. Diverse fra queste combinazioni si stanno dimostrando una fonte di "nuove" esperienze psichedeliche, rivelatrici, "altre". Negli Stati Uniti gli autosperimentatori si sono persino associati, e producono una rivista dove, a suon di pseudonomi, vengono riportati i risultati delle diverse esperienze (The Entheogen Review, P.O.Box778, E! Rito, NM 87530, USA). Significativa, per la sua estesa potenzialità esplorativa, è il campo di ricerca della farmahuasca, termine recentemente coniato da Jonathan Ott per indicare la ricerca degli analoghi dell'ayahuasca, la bevanda allucinogena dell'Amazzonia. Il principio della farmahuasca è il seguente: poiché gli effetti allucinogeni dell'ayahuasca sono dovuti alla contemporanea presenza di due tipi di principi attivi ricavati da due distinte piante, e poiché in tutti i cinque continenti sono diffuse piante che producono i medesimi principi attivi, allora è possibile ottenere, ovunque nel mondo, pozioni allucinogene dagli effetti simili a quelli dell'ayahuasca, ricavate, secondo rigorose formule quantitative, da determinate coppie di piante. E il fatto sembra funzionare: negli USA, in Messico, in Australia, in Italia, si sono di recente effettivamente ottenute pozioni allucinogene utilizzando coppie di piante indigene, in precedenza ignote dal punto di vista del loro potenziale psicoattivo. Le possibili coppie di piante rispondenti ai requisiti della farmahuasca sono diverse decine, forse alcune centinaia, e la stragrande maggioranza di queste non è soggetta nei paesi occidentali a restrizioni e divieti legislativi. Il testo basilare sulla farmahuasca è il libro di Jonathan Ott, 1994, Ayahuasca Analogues. Pangaean Entheogen, Kennewick, Natural Products (AgAccess, P.O. Box 2008, Davis, CA 95617, USA; Fax: 916 756-7188). fonte: Altrove SISSC n°2
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