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ECSTASY E AUTOTERAPIA

Un invito alla cautela circa le supposte proprietà dell’ecstasy di causare disordini psichiatrici: è quello lanciato dagli studiosi dell’istituto di psichiatria Max Planck e l’Università Tecnica di Dresda, secondo cui molte ricerche che avvalorano questa ipotesi sarebbero viziate metodologicamente.

Gli studi di questi ricercatori tedeschi, pubblicati sul Journal of Drug and Alcohol Dependence, dimostrerebbero infatti che la gran parte delle persone con disturbi psichici che consumano ecstasy registrano i sintomi prima di iniziare a usare la sostanza. Il professor Hans Ulrich Wittchen e i suoi colleghi hanno condotto una ricerca su 2500 soggetti dai 14 ai 24 anni, intervistati due volte a distanza di 3 anni e mezzo: nell’insieme la percentuale di consumatori di ecstasy affetti da disturbi è significativamente più alta rispetto a quella dei non consumatori, ma l’88% dei consumatori di Mdma con questi problemi dichiarano di averli avuti prima di diventare consumatori. D’altro lato, i soggetti che accusavano i sintomi psichiatrici all’inizio della valutazione, hanno probabilità significativamente più alte di iniziare a consumare la sostanza.

Ciò significa che una parte dei consumatori usano l’ecstasy come autoterapia, il che non è affatto sorprendente se si guarda alla storia di questa sostanza.

Prima che la droga fosse dichiarata illegale, è stata usata con una certa fortuna in psicoterapia per le sue proprietà di sciogliere “i nodi psichici”. Alcuni psicoterapeuti la somministravano ai pazienti in virtù delle sue proprietà empatiche e per favorire l’espressione dei sentimenti. Spesso si usava coi pazienti affetti da gravi malattie, per aiutarli a fronteggiare l’evento e ad aprirsi coi familiari, o anche nelle terapie di coppia, per rompere le barriere emotive fra i coniugi, spesso consolidate da tempo.

È curioso il ribaltamento di “immagine” che l’ecstasy ha subito nel corso di pochi decenni. Se oggi la si accusa di indurre disturbi mentali (e ingiustamente, a giudicare da questa ricerca), fino a poco tempo fa era invece apprezzata per le sue capacità di favorire il benessere psichico, come dimostra questa citazione tratta dal New York Magazine del 1985, riportata dallo psicologo inglese Micheal Gossop (Living with drugs, Ashgate, 2000): «La droga scaccia tutte le nevrosi... porta via la paura e subentra una sensazione totale di pace... ti senti aperto, pieno d’amore e con la mente chiara. È impensabile che qualcuno sotto l’effetto di questa sostanza si arrabbi, o si senta egoista e meschino, o stia sulla difensiva».

Negli anni ‘60, anche l’Lsd era stata apprezzato ed esaltato proprio per queste proprietà, prima di diventare la droga “che provoca la psicosi”. Un altro esempio di “binocolo rovesciato” sulle proprietà dell’ecstasy è il suo effetto anoressizzante: oggi è considerato uno fra i tanti rischi della sostanza, ma va ricordato che l’Mdma è stata per la prima volte sintetizzata e brevettata proprio come farmaco per sopprimere l’appetito, anche se non è mai stato commercializzato a questo scopo. (g. z.)

fonte: Fuoriluogo, gennaio 2003

 
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