COSCIENZA, SOSTANZA PENSANTE di Antonio Augusto RizzoliLa coscienza, come sostanza pensante, per lungo tempo fu argomento di filosofia, non di psichiatria e divenne oggetto della psichiatria solo nel secolo scorso. La coscienza infatti veniva intesa come termine soggettivo, dominio dell'io, mentre la scienza si sarebbe dovuta occupare di fatti oggettivi. L'approfondirsi delle tecniche fisiologiche e la diffusione delle sostanze allucinogene e neurodislettiche ha stimolato nuovamente lo studio di questo argomento. La coscienza non è entità, ma funzione, ed è costituita da stati soggettivi, interiori, che elaborano processi di autopercezione (Searle, 2000). Quest'elaborazione è interpretata come un perenne assemblarsi di blocchi di percezione cosciente (che costituiscono il campo di coscienza) o come una funzione unitaria, modificata continuamente dall'apporto sensoriale. In ambedue i casi tale attività è svolta dalle connessioni talamo-corticali, ad opera di cento miliardi di neuroni, la cui scarica di circa 40 Herz (40 oscillazioni al secondo) ne costituisce il substrato fisiologico. La coscienza non è solo appannaggio degli uomini, ma anche degli animali, come ampiamente acquisito dall'inizio del 1900, essa, infatti, non necessita del linguaggio (che gli animali possiedono in forma meno elaborata dell'uomo). Dopo sezione del corpo calloso, la formazione che connette i due emisferi cerebrali, si verifica il fenomeno di due coscienze separate e distinte, afferenti ad ognuno dei due emisferi (Gazzaniga, 1968): le più elevate attività della coscienza non sono altro, quindi, che funzioni cerebrali. I disturbi della coscienza sono molteplici perché le connessioni talamo-corticali sono assai sensibili alle variazioni dei liquidi fisiologici. Il delirio confuso dovuto a cause metaboliche o tossiche è il più comune: in esso vi è una destrutturazione dell'interazione col mondo, peggiore alla notte, con insorgenza di allucinazioni visive e deliri. Nel delirium tremens degli alcolisti cronici, vi sono anche allucinazioni tattili ed auditive mentre le allucinazioni visive mostrano piccoli animali che strisciano sul corpo del malato (allucinazioni lillipuziane). Sono pericolosissime e sovente non diagnosticate le intossicazioni da anticolinergici (antistaminici, antiparkinsoniani, antidepressivi triciclici) che provocano un delirio confuso spesso mortale. La coscienza è ridotta, a forma di cannocchiale rovesciato, anche negli stati crepuscolari (dell'isteria, degli stati ipnotici, delle reazioni psicogene) mentre negli stati oniroidi il paziente, pur rimanendo aderente alla realtà, ha ondate intermittenti d'obnubilazione, simili al sogno. Gli stati d'alterazione fluttuante della coscienza con allucinazioni si vedono anche nei primi stadi della demenza a corpi di Lewy (una demenza che spesso viene scambiata con il morbo di Alzheimer). L'uso di sostanze neurodislettiche ha allargato la patologia dei disturbi della coscienza. L'LSD (dietilamide dell'acido lisergico) porta ad un allargamento distorsivo del campo di coscienza in cui "non v'è né futuro né passato, ma un immenso eterno presente", interpretato ed apprezzato come una riacquisizione farmacologica dell'inconscio. L'LSD, che ha una formula simile a quella della serotonina, si legherebbe con i recettori post-sinaptici dei neuroni del rafé e, forse, dei neuroni parietali provocando un disturbo della trasmissione serotoninergica. La psilocibina, contenuta nei funghi allucinogeni, ha un effetto simile a quello dell'LSD, ma di durata assai più breve e più controllabile, inducendo uno stato di piacevolezza e di distorsione/amplificazione percettiva. Con ambedue le sostanze, LSD e psilocibina, si ha la sinestesia, cioè l'attribuzione ad una modalità sensoriale di caratteristiche tipiche di un'altra (ad esempio vedere gli odori e annusare i colori). L'allucinogeno ecstasy (metilen-diossi-metanfetamina) entra nei neuroni, liberando serotonina, ma non ha di per sé un effetto destruente sulla coscienza, avendo un'azione stimolante ed euforizzante. L'alterazione della coscienza osservata in certi casi è dovuta al fatto che l'ecstasy non è quasi mai distribuita pura, ma talora mescolata alla psilocibina.
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