ANCORA SULL'ABSINTISMO di Vitaliano GalliChiarissimo prof. Coletti!
Non diseppellii senza profitto, come Ella modestamente dice, cose morte; la sua dissertazione sull'assenzismo (1) [(1) V. questa Gazzetta, N. 14, 15, a.c.] vive sana e robusta nella mente di coloro, che ebbero la fortuna di leggerla, ed io, studiandola e citandola, ne trassi doppio vantaggio. Mi fu prima di guida nella compilazione della mia memoriuccia, mi fruttò poi gli Appunti, da Lei stampati nella Gazzetta Medica del 14 corrente aprile, dei quali io le profferisco grazie quanto so maggiori.
Conosco per prova la degnevole sua gentilezza, però ardisco di fae poche e brevissime osservazioni ai suddetti appunti.
Se è inesatta la opinione del prof. Ranieri Bellini, che tutti gli olii essenziali sieno caustici e perciò velenosi, non credo altrettanto inesatta la opinione, la quale tiene come venefica la essenza d'assenzio. Gli sperimenti del Magnan stanno là a dimostrarlo; e tali sperimenti sono più che mai persuasivi, perchè eseguiti sopra tute le droghe componenti il liquore d'assenzio, droghe tutte chiarite innocue, meno la essenza d'assenzio.
Nel liquore d'assenzio v'ha così piccola quantità di essenza absintina,che a questa non può attribuirsi una speciale azione: sentenzia il dott. Calo Cerato. Nè manco, domando io, coll'abuso eccessivo e continuato? I compositori tipografi, maneggiando i caratteri, dove enra il piombo, ogni giorno assorbono certo un piccolissima quantità di metallo, e pure vanno soggetti all'avvelenamento saturnino!
Lascio la questione se il rame trovisi o no nel liquore d'assenzio; dirò solo che la massima parte degli sperimentatori lo afferma, e che pochi lo negano. Nel dubbio, se pure lo avessi starei colla maggioranza, chè io pure mi trovo in ottima e numerosa compagnia, perchè l'igienista deve sempre nei casi ambigui cercar di proteggere, se non può coi fatti, colle parole, la pubblica salute.
Io accetto, anzi cerco di spiegare il fatto, che i briaconi tollerino forti dosi di liquore d'assenzio puro, e non quello tagliato con acqua; ma ho pure cercato di provare come tal fatto non permetta di concludere che l'essenza d'assenzio non faccia così sentire la sua azione sull'organismo del bevitore, e dissi che sarebbe per avventura difficile dimostrare tale asserzione; di mostrare cioè, non che il liquore d'assenzio puro sia dai bevoni tollerato piò di quello diluito, fatto che non ha bisogno , come Ella saviamente dice, di essere dimostrato, e che si dimostra da sè; ma dissi, e torno a dire, che sarà malagevole dimostrare che il liquore puro non abbia altra azione che quella dell'alcool, e che resti completamente paralizzata quella dell'assenzio. Questa è ritardata , dissi, anche forse mitigata, io però non lo credo, non tolta.
Del rimanente io pure, onorevole Professore, credo che un poco di colpa dell'abuso degli alcoolici l'abbiano quei medici, i quali in ogni malattia e in ogni condizione dei loro clienti ordinano alcool e poi alcool. Si vuole da alcuni che in Inghilterra, dove l'alcoolismo miete più vittime che in Italia, i medici abbiano contribuito, colle loro sistematiche teorie alla diffusione di tale viziosa malattia, o morbo vizioso, che dir si voglia.
Sono suo Flero, 17 Aprile 1877 Devotissimo Servitore Vitaliano Galli. fonte: Gazzetta Medica Italiana Provincie Venete, vol. 20, pp. 145-146, 1877
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