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LO SCIAMANESIMO E GLI ALLUCINOGENI
di Giorgio Samorini

Nel suo basilare studio sullo sciamanesimo, trattando dell’utilizzo di sostanze inebrianti da parte degli sciamani di varie popolazioni eurasiatiche al fine di procurarsi l’estasi (utilizzo che in alcuni casi si è protratto sino ai nostri giorni), Mircea Eliade offre una interpretazione del fenomeno la quale, a seguito di ricerche più approfondite e di nuovi dati archeologici, si mostra non corretta: "Presso gli Ugri, l’intossicazione a mezzo di funghi speciali propizia anch’essa un contatto con gli spiriti, benché in forma passiva e brutale. Ma noi abbiamo già rivelato che questa tecnica sciamanica sembra essere tardiva e importata. L’intossicazione produce in modo meccanico e sovvertitore l’"estasi", l’"uscita da se stessi : essa cerca di realizzare un modello di esperienza preesistente che però aveva avuto punti di riferimento diversi" (Eliade M., 1972, "Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi", Roma, p. 247). In realtà, il rapporto fra sostanze inebrianti ricavate da certi vegetali, in particolare il fungo muscario, e il fenomeno dello sciamanesimo, parrebbe più antico e questa contrapposizione ha già dato luogo a dispute letterarie.

Nuovi dati archeologici avvallano sempre più l’ipotesi che l’utilizzo umano dei vegetali allucinogeni per scopi religiosi, socio-regolatori e psicoterapeutici, si perde nella notte dei tempi, raggiungendo l’uomo cacciatore, inseguitore di branchi di quadrupedi, più volte disperso in immense foreste, affamato, in cerca di una qualche radice, frutto o fungo per affievolire i morsi della fame (e l’Amanita muscaria, allucinogeno per eccellenza, dal cappello rosso cosparso di punti bianchi, è uno dei funghi più vistosi nei boschi di conifere, cosi come di betulla e di castagno, un tempo molto più diffusi nei territori eurasiatici).

Raffigurazioni di funghi in contesti sciamanici sono presenti in vari siti di arte rupestre della Siberia e dell’Europa del Nord, con datazioni comprese fra il 2000 e il 1000 a.C.
In Texas e in California esiste un’arte rupestre ancora più antica, raggiungete i periodi epipaleolitici e il cui rapporto con gli allucinogeni è noto da tempo; in questo caso sono coinvolte delle piante, il seme del mescal (Sophora secundiflora) e specie di Dature.

Recente è la scoperta di pitture preistoriche in alcune grotte della Repubblica Dominicana, fra le quali si evidenziano temi concernenti il rito di inalazione della cohoba (polvere allucinogena ricavata da specie di Anadenanthera), rito tutt’oggi largamente diffuso nelle Antille e nel bacino Amazzonico; dalle pitture si evidenzia in maniera sorprendente la continuità nei millenni della costanza di forma di questa pratica a carattere sciamanico.

Un contributo alla tesi dell’antichità del rapporto uomo e piante sacre consiste nella nuova ipotesi interpretativa, da me recentemente avanzata ("Etnomicologia nell’arte rupestre Sahariana", Boll. Camuno Notizie, vol. 6/2, pp. 18-22), che vede un utilizzo di vegetali allucinogeni, in questo caso funghi, da parte di antiche popolazioni che vissero nel deserto del Sahara, in un periodo in cui questo territorio era ancora coperto da un ricco manto vegetale. Anche in questo caso la documentazione archeologica consiste di arte rupestre, pitture dipinte in ripari rocciosi che ho potuto direttamente osservare mediante due missioni nel Tassili (Algeria), mediante la collaborazione del Centro Camuno di Studi Preistorici di Valcamonica. Si tratterebbe della testimonianza etnomicologica più antica sinora individuata, la cui cronologia assoluta si aggira attorno ai 9000/7000 anni fa. In svariate scene appaiono esseri antropomorfi mascherati (divinità?) che impugnano fra le mani dei funghi, o dei quali hanno il corpo interamente cosparso; sono presenti anche scene di raccolta, offerta e adorazione di funghi ed altri vegetali, il tutto inserito in contesti di spiccato carattere iniziatico-sciamanico.

Verificato l’arcaico rapporto fra sciamanesimo e allucinogeni, in questa sede mediante reperti archeologici, vi sono più deduzioni che rendono discutibili le affermazioni di Eliade: "Le droghe non sono che un surrogato volgare della trance "pura". E presso molti popoli siberiani abbiamo già avuto occasione di constatare che le intossicazioni (con alcool, tabacco, ecc.) sono innovazioni recenti le quali, in un certo modo, accusano una decadenza della tecnica sciamanica. Si è cercato di "imitare" con una ebbrezza a base di droghe uno stato spirituale cui non si era più capaci di giungere in altro modo. Decadenza, oppure – bisogna dire – volgarizzazione di una tecnica mistica" (Eliade M., op. cit., p. 427).

Pur riconoscendo l’inizio della decadenza della tecnica sciamanica con l’introduzione delle intossicazioni alcoliche o ancor prima, si deve fare distinzione fra questo e simili ‘surrogati’ dalle piante sacre, la cui voluminosa documentazione e la storia delle esperienze empiriche non dovrebbero più far sorgere dubbi sul fatto che il loro effetto sull’uomo è caratterizzato da una tendenza verso esperienze di natura rivelatrice, spesso con interpretazione religiosa, nella sfera del sacro.

Gli stati mentali indotti con le sostanze psicotrope si inseriscono con medesima importanza scientifica e antropologica nelle generali cartografie degli stati alterati di coscienza.

Gli stati psichici di sensibilità, creatività, ansietà, così come gli stati acuti schizofrenici e di catatonia, assieme ai rapimenti mistici ed agli stati allucinatori stimolati con sostanze psicotrope, sono tutti distribuiti su un continuum di stimoli ergotropici che dallo stato ‘normale’ porta l’individuo verso la rivelazione del Se. Anche il continuum degli stimoli trofotropici, caratterizzato dagli stati meditativi, dello Zazen e dello Yoga samadhi, porta il soggetto dal suo stato ‘normale’ verso la rivelazione dello stesso Se e la serietà di questo nuovo (almeno per la cultura occidentale) campo della scienza (la cartografia degli stati di coscienza, promosso con gli studi di Fischer, Tart, Batenson) richiede una accorta valutazione di qualunque preferenzialità di carattere moralistico e pregiudiziale.

In effetti, tutti gli stati psichici sopra elencati, sia autoindotti che non, fanno parte in maniera intrinseca della storia psichica umana, anzi, rappresentano i "mezzi" con i quali è avvenuta e tuttora avviene la sua evoluzione.

Inoltre, è ben più probabile che gli stati allucinatori ed estatici indotti da sostanze psicoattive, così come gli stati di acuta schizofrenia, siano da annoverare fra le più arcaiche alterazioni psichiche sperimentate dall’uomo.

Valutando poi, anche nelle sue origini, l’intima relazione fra stati alterati di coscienza e la sfera psichica del sacro, del religioso e del divino, è intuibile la probabile e significativa partecipazione delle esperienze indotte da vegetali psicoattivi, forse inizialmente casuali, negli originari eventi psichici che hanno dato vita, per dirla con Eliade, all’"homo religiosus". Entrambe l’esperienza diretta di generazioni di individui e la documentazione storiografica (mitologico-religiosa) tendono a confermare questa supposizione.

fonte: Cyber, n. 17, pp. 38-40, 1990

 
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