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BANCHETTO RITUALEIl banchetto rituale è una costante culturale dell'umanità, conosciuta quasi universalmente, evidentemente derivata, con le modificazioni delle varie epoche, dai cerchi preistorici attorno al fuoco, ove tale elemento di carattere sacro fondeva in sé il dono dall'alto, la protezione dall'esterno (dissuasione verso la minaccia da creature invisibili, sia animali che spettrali), e il dono dal basso, la protezione dall'interno (Cibo/Caldo). Questo era uno dei rari momenti nel quale tutti gli elementi che formavano queste "protosocietà" umane, si ritrovavano insieme e questa funzione coesiva costituiva già un rituale di comunicazione e di scambio d'informazioni quotidiane assai essenziale alla stessa sopravvivenza del gruppo. La funzione ancestrale è dunque rimasta fino ai giorni nostri nell'occasione del banchetto, però, nella maggior parte dei casi, almeno a livello virtuale, si è persa quella sacralità che distingue le vere comunioni di spiriti dalla manifestazione della golosità umana. Storicamente, il rito del banchetto è spesso configurato da offerte appositamente consacrate: l'agnello pasquale ne è l'esempio più evidente. E questo è anche il caso presso gli Shintoisti. Milarepa cita lo stesso rito eseguito dal suo Guru, Marpa; ugualmente assai frequente presso l'antico Taoismo. Nel rituale Hindu, la degustazione della bevanda cerimoniale da parte del sacerdote si dice: "bere il SOMA nel banchetto degli Dei", cosa che rappresenta l'evidente espressione di una partecipazione alla beatitudine celeste. Sul Soma, bevanda fortemente alcolica appartenente alla tradizione Hinu, c'è poco da dire: è un succo, poi fermentato, estratto dalla pianta omonima che nell'approccio mistico si trasmuta in divinità (il vino non è dunque il "sangue di Cristo"?) alla quale sono poi consacrati numerosi inni e offerte sacrificali. Secondo i testi che ne parlano, era il succo vitale, il miele d'immortalità, portato agli uomini da un Aquila, servito come offerta agli dei e consumato dagli uomini per entrare in comunicazione con la sfera divina. Il Soma è anche il simbolo della sacra ebbrezza. Sempre a livello di tradizione mistica, il Banchetto esprime più recentemente e più dappresso, come è noto, un rito di comunione, e più precisamente quello dell'eucarestia. Per estensione di questa cerimonia, è il simbolo della comunione dei Santi, cioè della beatitudine celeste attraverso la partecipazione alla stessa Grazia ed alla stessa Vita. In senso generale, più laico, è un simbolo di partecipazione ad una società, ad un progetto, ad una festa. Rabelais ci mostra il Banchetto in due immagini apparentemente divergenti, l'una, quella autobiografica, nella quale l'apprezzamento sincero verso il buon mangiare e il buon bere in compagnia si sposa con la filosofia epicurea andando a formare un elogio che sa anche un po' di politico e di swiftiano. L'altra, propria delle prodezze enogastronomiche del suo personaggio più famoso, assai più "ipericizzata", quindi con una funzione apparentemente dissacratoria (se si tralascia di spostare lo sguardo su alcuni eroi della mitologia celtica). Gargantua: gigante improbabile, fa tutto quello che fa un uomo ma in una scala dove il massimo è ancora riduttivo. Egli mangia e beve, e altro, come 50 e a volte 100 uomini, partecipando a dei banchetti ove i commensali non lo eguagliano ma lo emulano e dove le quantità di derrate consumate ammontano alle riserve di intere zone geografiche tipiche. Questa non è più una semplice esagerazione, dal significato dunque blandente e canzonatorio, ma è una macro- esagerazione, una iper- esagerazione, tale da sublimare (ed addirittura divinizzare), data l'assoluta trascendenza dei fatti narrati, le funzioni descritte. Ed è evidente la rassomiglianza di Gargantua con il dio primordiale dei Celti, il Dagda, letteralmente "il molto divino", dio celeste, "padre di tutti", paragonato nei commentari di Cesare a Jupiter e translato in Odino presso i popoli nord-europei. Le sue caratteristiche fisiche sono quelle di un uomo con un grande occhio, con enormi cosce, larghe spalle, di prodigiosa statura, coperto con un ampio mantello grigio e che impugna una grossa clava di ferro. Il Dagda possiede tre attributi magici, tra i quali un calderone di abbondanza, d'inesauribile nutrimento; paragonabile alle funzioni archetipiche della cornucopia (spiritualizzate infine nel Graal). Il calderone del Dagda procura a tutti i convitati ai banchetti divini siano essi eroi, manovalanza pseudo-umana (gnomi, nani, orchi o esserini magici diversi), o anche umani curiosi, nutrimento e bevande a piacimento. Le incredibili mangiate e bevite magiche del Dagda, nella quantità sono analoghe, anche se gli intenti sono differenti, a quelle di Gargantua. |
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