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TIMOTHY LEARY: DA WOODSTOCK AL CYBERPUNK

“Subiamo mutazioni e diventiamo un’altra specie - dall’Acquario al Terrario - e ora ci spostiamo verso Ciberia. Siamo creature che strisciano verso il centro del mondo cibernetico. Ma cibernetica è la materia di cui è fatto il mondo. La materia non è altro che informazioni congelate - Matter is simply frozen information. Chi critica l’Epoca delle informazioni vede tutto in negativo, come se la quantità delle informazioni potesse condurre alla perdita di significati. Dicevano così anche di Gutenberg. Mai in passato l’individuo ha ricevuto tanto potere. Ma nell’Epoca delle informazioni è necessario riuscire a fare uscire le informazioni. Popularizzarle significa metterle a disposizione del pubblico. Oggi il ruolo del filosofo è quello di chi personalizza, popolarizza e umanizza le idee del computer in modo che la gente possa sentirsi a proprio agio con queste idee. Il fatto è che qualcuno di noi ha visto cosa accadeva, e abbiamo strappato alla CIA il potere dell’LSD; ora togliamo alla IBM il potere dei computer, proprio come abbiamo strappato ai medici e agli analisti la psicologia. In ciascuna generazione ho fatto parte di un gruppo di persone che, come Prometeo, ha lottato contro il potere per restituirlo all’individuo”.

TIMOTHY LEARY

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LA GENERAZIONE DI WOODSTOCK

Quest’estate si celebra il ventesimo anniversario dei giorni in cui oltre quattrocentomila giovani Americani trascorsero tre giorni e tre notti a divertirsi in modo spettacoloso al festival rock di Woodstock. Fu semplicemente la festa più folle e più influente di tutta la storia! Se non è così, vi prego di dimostrare il mio errore in modo che possiamo imparare e migliorare. Per un fine settimana questo campo di una fattoria divenne la terza città dello Stato di New York. Quasi mezzo milione di giovani Americani viziati, ricchi, istruiti, schiacciati, compressi, compattati in un pascolo di vacche. Un minimo assoluto di servizi sanitari. E di cibo (che naturalmente venne condiviso con amore). Fango al posto della moquette. Un lato negativo, questo. Lati positivi? Il più grande, più pagano evento musicale del rock ‘n’ roll di tutta la storia, con abbondanza di gioiosa nudità e di sacramenti psichedelici. E fate clic qui: neanche un solo caso noto di violenza! Il festival di Woodstock fu un revival altamente spettacoloso del rito religioso più antico e più fondamentale: una celebrazione pagana della vita e della natura primitiva, una classica “cerimonia di possessione” di gruppo in cui la congregazione “va fuori di testa” per confrontarsi spericolatamente con le caotiche Sorgenti Superiori, ma protetta dal sostegno del gruppo. Controllate nei testi di antropologia. Leggete Campbell e Frazer; vedrete come questi riti risalgano a tanto tempo prima delle religioni monoteiste, aggressive puritane (Un solo Dio Maschio). I riti pagani celebrano sempre gli stessi valori naturali, instintivi, semplici, eterni, utopici. Pace. Pura sessualità estatica. Uguaglianza agli occhi dei Poteri Superiori. Gioia, Divertimento, Tolleranza, affermazione della vita, dello spirito umano. L’onesto corpo nudo umano. E allegre risate. I festival di questo tipo risvegliano le più antiche e più alte aspirazioni del cervello umano. Ma vi avverto - se vi alzate in piedi come individui e lodate queste aspirazioni, sarete inevitabilmente derisi dalla banda dei Rambo-Liddy-Ollie North e compagnia bella allevati con gli steroidi e dalle autorità adulte in genere: “Il mondo è un posto duro e insidioso” vi diranno gli esperti della saggezza convenzionale. Ma quando si radunarono quattrocentomila giovani energici e istruiti, nell’Agosto del 1969, per proclamare in azione questi venerabili valori pagani, l’effetto fu contagioso. In questi giovani adulti divampò una spericolata fiducia. Avete visto i film degli anni Sessanta. Sorrisi soleggiati, impertinenti, contagiosi, un senso innegabile dello stare insieme. Niente segreti, nessuna vergogna per le esperienze dei momenti pagani. Scambi aperti e orgogliosi di erbe psichedeliche. Potete immaginare qualcuno a Woodstock che si appartasse per farsi una pera dietro un cespuglio? O che spacciasse coca di nascosto? O che si facesse di steroidi mentre ascoltava Jimi Hendrix e i Grateful Dead? Questa “Woodstock experience” divenne il modello per la controcultura dell’epoca. I ragazzi dell’Estate dell’Amore proseguirono, per cambiare in modo permanente la cultura americana con quei principi che nel 1989 i Sovietici chiamarono glasnost e perestroika. Gli hippy diedero il via al movimento ecologico. Combatterono il razzismo. Liberarono gli stereotipi sessuali, incoraggiarono il cambiamento, l’orgoglio individuale e la fiducia in sé. Misero in discussione il materialismo da robot. In quattro anni riuscirono a porre fine alla guerra del Vietnam. Fecero depenalizzare la marijuana in quattordici Stati durante la presidenza di Carter. Eccetera. Ci fu un altro sottoprodotto della generazione degli anni Sessanta che è tanto ovvio da essere soltanto raramente preso in considerazione. Quando oltre 400.000 giovani maschi e femmine, nel pieno dello sviluppo sessuale, si sono trovati insieme in quell’atmosfera di affermazione della vita, fu inevitabile che avesse luogo un sacco di “zicchi pacchi zicchi pù”. E' del tutto possibile che siano stati concepiti diecimila bambini in quel magico fine settimana del 1969. Dove sono, oggi, quei figli dei figli degli anni Sessanta? E chi sono? I bimbi della stagione di Woodstock hanno, oggi nel 1989, venti anni e durante i prossimi dodici anni i membri più giovani di queste coorti brulicheranno nei campus universitari. Saranno, questi universitari degli anni Novanta, i nipoti del dottor Spock, diversi dai ragazzi conservatori dei campus degli anni Ottanta? Se tua Mamma correva in giro a Woodstock con il culo all’aria - se Papà aiutava Abbie Hoffman a far paura al Pentagono - se i vostri genitori fumavano “la droga” durante i loro anni formativi mentre ascoltavano Dylan, i Rolling Stones, e i Beatles... se hanno pianto per le morti in attentati fascisti dei Kennedy, di Martin Luther King Jr., e di John Lennon - se i tuoi hanno fatto turn on, tune in, drop out - pensi davvero di laurearti in Gestione aziendale e di precipitarti verso Wall Street per vendere junk bond? I poveri studenti degli anni reaganiani, conservatori, timorosi, conformisti degli anni di Reagan avevano sulla groppa Mamme e Papà cresciuti nei blandi anni 1950 di Eisenhower. Gli spettri di quel decennio - il senator (Temi-i-Rossi) McCarthy e il general Douglas (“abbasso gli occhi a mandorla”) MacArthur e John Wayne e Father Knows Best tornarono a frequentare come fantasmi i college degli anni Ottanta.

La generazione Reagan

La Rivoluzione di Woodstock ebbe inizio nel 1966, giunse al culmine del 1976 e si sbatté contro il muro con un tonfo secco nel 1980 nel momento dell’elezione di Nancy Reagan. Durante gli anni Ottanta la dolce tolleranza di Woodstock cedette il passo alla linea dura da Corpo dei Marines. Il pacifismo del “Dai spazio alla pace” diede luogo a un borioso militarismo. La conquista di Grenada. Il glorioso bombardamento della tenda di Ghedaffi. La guerra nascosta contro il Nicaragua. Star Trek cedette il passo a Guerre Stellari. La Guerra contro la droga portò la dolce marijuana a prezzi proibitivi. La Dea riuscì a rendere inaccessibili i pacifici elisir visionari come funghi, mescalina, Lsd, Mdma. Così, addio turn on, tune in, drop out ... ed ecco il motto degli anni Ottanta? Tieni duro, non rischiare, fai quello che puoi. E cosa ha prodotto la Guerra contro la Droga? Un’epidemia di beoni. E' di nuovo in sella l’alcool, droga d’elezione della Nra [National Rifle Association, potente lobby a favore del libero possesso di armi] e della American Legion [potente associazione patriottica di destra].

Turn down! Tune out! Throw up!

E la cocaina. Un’epidemia di neve, di crack che ha fatto dei quartieri bassi delle città una bomba a orologeria. La cocaina, carburante delle gerarchie nazifasciste, improvvisamente trasforma le città dell’America di Reagan-Bush in campi di battaglia! Pistole, fucili, armi automatiche comodamente messi a vostra disposizione dall’Nra e dall’armaiolo con tanto di licenza governativa; basta entrare e chiedere l’arma che volete. Ed eccovi serviti, senza domande.

Turn out! Shoot up! Drop dead!

Ed ecco un extra farmaceutico per l’America del dopo-Woodstock: quale nuova Rambodroga ha offerto alla nostra gioventù il regime macho muscoloso di Reagan-Bush per sostituire gli anni da pappamolle di Carter? Gli steroidi!

Turn off! Tune out! Pump up!

Grazie, Nancy. E che ne è dei ragazzi del college? Ricordatevi, la controcultura degli anni Sessanta aveva i fulcro nei campus. Berkeley. Kent State. Columbia. Madison. Austin. Boulder. Seattle. Ma negli anni Ottanta le università, sorgente del nostro futuro, sono colte da un impetuoso fermento di inerzia. Mentre i coraggiosi studenti della Corea del Sud, della Cina, dell’Unione Sovietica, mettevano in vista l’idealismo che avevano doverosamente appreso da Woodstock, qui in America gli studenti sono diventati conservatori, materialisti, orientati alla carriera, come nelle università giapponesi e in quelle russe sotto Brezhnev. Durate gli ultimi dieci anni il campus si è preoccupato poco delle questioni sociali. Il sistema goliardico alla Dan Quayle è tornato in auge. Clown universitari in assoluto, i cadetti ufficiali del Rotc, uomini e donne cresciuti ma con i capelli tagliati alla Ollie North sono diventati se non popolari almeno accettabili. Il simbolo sonoro di questo cambiamento da anni Sessanta ad anni Ottanta è la musica. Se volete trovare l’anima di una cultura ascoltate le parole che ispirano la musica e i suoi ritmi. Negli anni Sessanta Dylan cantava: We ain’t gonna work on Maggie’s farm no more, e Lennon: Give Peace a Chance. Nei sonnambuli anni Ottanta Michael Jackson, Prince, Madonna, George Michael ci hanno tenuti in movimento nelle grandi arene-auditorium sotto gli occhi vigili delle guardie di sicurezza, ma le parole delle canzoni non hanno valore di redenzione sociale, mentre la rabbia dei giovani attivisti musicali si limita alla denigrata scena dei punk. I politici conservatori e i predicatori fondamentalisti sono stati molto contenti del nuovo conformismo. I professori universitari, orgogliosi veterani della controcultura si aspettarono invano che i nuovi studenti portassero avanti la tradizione della libertà individuale. Gli studenti più pensanti sentirono come per istinto che in qualche modo mancava qualcosa. La triste nostalgia dei blue jeans stinti non bastava a rivitalizzare lo spirito.

Estate d’amore

Come può essersi trasformata, l’estate d’amore, nell’inverno dell’Irangate? Quanto tempo durerà questo conservatorismo? Si rinnoveranno gli anni Sessanta? E' facile trovare la risposta nei dati demografici. Questi rampolli conformisti che avevano vent’anni nel 1980 sono stati allevati da genitori i cui ideali sociali da teenager erano emersi nei castigati anni Cinquanta. La risposta è di una precisione quasi sovrannaturale. A quei tempi avevamo un amabile vecchio rimbambito presidente chiamato Ike [Eisenhower] che come strategia politica aveva un ghigno rassicurante. C’era una Grande Crociata Contro l’Impero del Male che condusse all’inutile carneficina della Guerra di Corea. E se i tuoi erano in grado di sopportare Tricky Dick Nixon nel ruolo di vicepresidente nel 1959, certo tu sarai più in grado di mandar giù Dan Quayle come comandante in seconda nel 1989! Negli anni 1950, il cancro domestico, il periglio numero uno che minacciava dall’interno la nostra nazione, era il sovversivo comunismo. Ed ecco a voi un’entusiasmante Guerra civile che sguinzagliò agenti dell’Fbi e buffoni polizieschi dalla linea dura a bloccare e a perseguitare rossi, rosa, simpatizzanti comunisti, traditori pacifisti e liberali, sostenitori di complotti poco americani per ottenere l’uguaglianza razziale e sessuale. Negli anni Ottanta, ecco la sequela del Maccartismo. La Guerra civile contro la Droga ha sguinzagliato agenti dell’Fbi e buffoni polizieschi dalla linea dura (credi o non credi, con uno “zar” come condottiero) a perseguitare libertari, edonisti intelligenti e trenta milioni di fan della marijuana che non vogliono che il governo dica loro quel che debbono fare della propria mente. Negli anni Ottanta la caccia alle streghe non comporta più i test di lealtà condotti dall’Fbi, ma quelli delle urine condotti dalla Dea. Ma è all’opera lo stesso fanatismo da Inquisizione. Negli anni Ottanta come trent’anni prima, il carrierismo e l’accettazione cieca dell’autorità avevano il massimo valore. Negli anni Cinquanta non si udì nemmeno un muggito quando milioni di giovani coscritti furono inviati a seimila miglia di distanza a invadere la Corea. Il più in vista tra i giovani ribelli culturali, Elvis Presley, si presentò rispettosamente con la cartolina precetto, vestito da bravo soldatino, e su suggerimento della sua figura paterna, il Col. Parker, proclamò: “Non vedo l’ora di servire nell’Esercito. Sono sicuro che sarà per me un’esperienza grandiosa”. (Poco tempo dopo il servizio militare in Germania, Elvis entrò barcollando nell’ufficio di J. Edgar Hoover [allora capo dell’Fb], pieno fino all’inverosimile di droghe prescritte dal medico e si offrì all’Fbi come informatore pentito sulla droga, vantandosi che i suoi contatti con altri musicisti avrebbero fatto di lui un ideale doppio agente. Altro che John Lennon, quello lì.) Sorprende che uno studente degli anni Ottanta - per i cui genitori i momenti più alti dell’individualità culturale e di passione sociale erano i raid per rubare mutandine nei dormitori femminili o tentare di conquistare il record del numero massimo di ragazzi capaci di entrare, contemporaneamente, in una cabina telefonica - possa apparire apatico e allegro negli anni Reagan-Bush? Gli ideali degli anni Sessanta - individualità, libertà personale, espressione libera - vennero messi da parte come delinquenza adolescenziale. I bravi ragazzi americani, grazie a Dio, si sono assunti le sobrie responsabilità della storia: combattere la Guerra fredda, andare in chiesa e votare Repubblicano (o anche Democratico, visto che non cambia niente), vestirsi e comportarsi con decoro, sostenere i militari e la polizia che ci difendono contro i mortali nemici all’estero e contro i nemici nei ghetti e nei quartieri degradati delle grandi città. Nel 1989, però, questa fantasia della destra cominciava a sciogliersi alla luce delle nuove esplosioni di idealismo giovanile. Venti anni dopo Woodstock i telegiornali ci mostrano ancora una volta centinaia di migliaia di volti giovani dietro la cortina di ferro, volti illuminati di idealismo patriottico, che dimostrano pacificamente per rovesciare una decadente burocrazia federale. E' un déja vu potente vedere i ragazzi tedeschi dai capelli lunghi che fanno il segno universale della pace e mettono a rischio il proprio corpo e la propria carriera in nome della democrazia e dei diritti individuali. Ancora una volta avvengono confronti in cui gli studenti sfidano, ma pacificamente, la Guardia nazionale. Ancora una volta la tattica audace ma giocosa del teatro d’avanguardia di agitazione in Tv che si sostituisce alla violenza. Una risata vi seppellirà. Migliaia di contestatori che vanno in bicicletta (!) verso la rivoluzione. Cosa ne avrebbe pensato, Carlo Marx, di una manovra del genere? E questi studenti cinesi, dove mai hanno imparato questi furbi metodi di cattura delle videate di notizie per esprimere i propri ideali? Dove hanno imparato le tecniche dei media per opporsi alle forze armate dello Stato? Dai vecchi cinegiornali delle proteste nei campus americani degli anni Sessanta, i cui ideali non sono ancora defunti. Furono anzi ancor più potenti nella piazza Tien An-Men cinese, nonché nell’Urss dove glasnost e perestroika definiscono libertà individuali. I giovani in Cina, in Cecoslovacchia, nella Corea del Sud sono i figli dei figli degli anni Sessanta. Tenete aperti gli occhi; presto vedrete un revival di questo movimento verso la libertà in un campus universitario dalle vostre parti.

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L’UOMO NUOVO

9 Novembre 1989. Nessuno di noi si scorderà mai delle riprese di quel minaccioso meme-icona che fu il Muro di Berlino. Vedemmo i visi di quei giovani vestiti di blue jeans e di scarpe da tennis che per la prima volta nella loro vita conoscevano l’esperienza dell’auto-navigazione ed erano liberi di scegliere le loro opzioni di vita al di fuori del controllo da parte delle autorità.

24 Novembre 1989. Le manifestazioni a Praga sfociarono in uno sciopero nazionale. I lavoratori uscirono dalle fabbriche a passo di marcia gridando “Urra per gli studenti!”. Il giorno dopo si dimise il regime cecoslovacco che fin a quel momento aveva seguito la linea dura.

28 Dicembre 1989. Cade il regime repressivo di Nikolae Ceausescu.
“E' stata la rivoluzione dei ragazzi,” disse un donna anziana a un reporter.
“Sì, gli studenti,” disse una donna giovane.
“No, no, non gli studenti” disse una donna. “I ragazzi, ci hanno salvato i ragazzi. Hanno fatto questo per noi”.
(Los Angeles Times, 29/12/89).

E finalmente era accaduto: il culmine inevitabile e da lungo tempo atteso delle rivoluzioni giovanili. They aren’t going to work on Brezhnev’s farm no more. [rif. alla canzone di Bob Dylan]. I meme spockiani dell’autogestione avevano fatto il giro del mondo in meno di trent’anni. Non è una rivoluzione politica, questa, ma qualcosa di più simile a un’evoluzione culturale. Uno tsunami di informazioni elettroniche, l’emergere di un nuovo ceppo. Come previsto da Marshall McLuhan i giovani di tutto il mondo mutano seguendo meme altamente comunicabili; documentari, musica rock, Tv via cavo, trasmissioni pirata, il tutto trasmesso loro attraverso videoschermi americano-giapponesi. Questo ceppo nuovo è accentrato sull’autogestione e sulla scelta individuale, con una repulsione genetica nei confronti della politica di partito e un orrore congenito nei confronti del governo centralizzato. Non è possibile parlare di questo movimento globale della gioventù in termini di politica e di sociologia o di psicologia; ci troviamo di fronte a una nuova scienza genetica post-darwiniana. Questo emergere della forza giovanile è stato descritto come sociogenetico, come evoluzione cibernetica, genetica culturale, memetica. Ha a che fare con la comunicazione e con la trasmissione di idee e atteggiamenti nuovi. E' stato Dawkins a proporre la parola meme per indicare queste idee autoreplicantisi che attraversano le popolazioni umane portando mutazioni culturali. (In questo contesto la parola-chiave è giovanile, in contrasto con adulto. Quest’ultimo termine è il participio passato del verbo latino adolere, ‘fare crescere’.) Il nuovo ceppo umano è apparso quando un numero enorme di individui nella fase giovanile cominciò ad intercomunicarsi alcuni meme nuovi, mutando insieme e contemporaneamente. I giovani Giapponesi in questo movimento si chiamano Ho Ko Ten, ‘la nuova società’. L’evoluzione biologica agisce tramite la diffusione competitiva dei geni. Com’è logico il meccanismo del cambiamento culturale comporta la comunicazione di idee. L’individuo viene attivato al cambiamento quando riceve, da altri suo simili, nuovi segnali-meme. La modalità della comunicazione determina non soltanto la velocità del cambiamento, ma anche il carattere.

Il supporto è il messaggio dell’evoluzione culturale

I Dieci Comandamenti, incisi su tavole di pietra, diedero i natali a una cultura fondamentalista che scoraggiava il cambiamento e la partecipazione democratica. Esiste un solo Dio, l’autore-creatore, e le Sue parole sono eternamente vere. Questo porta-meme fatto di pietra produce una cultura governata dall’infallibile “Sacro Testo” e dal sacerdozio di coloro che conservano, interpretano e mantengono in vigore i comandamenti. La macchina per stampare dissemina meme che ingenerano una cultura di fabbriche gestite da manager. I segnali-meme elettronici McLuhaneschi che produssero Woodstock e la decostruzione del Muro di Berlino sono più una questione di atteggiamento e di stile. Il telegiornale ci ha abituati a riconoscere i “meme-roba” - il Papa feudale (o il mullah iraniano) e i suoi solenni preti che puzzano di pietà. Riconosciamo “i doppiopetto”, i politicanti adulti dell’era industriale con la loro sobrietà priva di fronzoli. Osserviamo “le divise”, con armi, stivali, elmetti. E a partire dal 1968 osserviamo questo nuovo ceppo, “gli studenti”, tendenzialmente vestiti di jeans e di scarpe da corsa, e il loro abbigliamento insieme ai gesti sono importanti non meno del manto e dell’odore che contraddistinguono le diverse specie di mammiferi. Come ogni altra nuova razza di mammiferi, questi giovani si riconoscono attraverso i confini nazionali. La luce che irradia dai visi dei giovani cinesi è la stessa di quella di Berlino e di Praga, nonché del Woodstock di venti anni prima.

In una cultura cibernetica, la democrazia diventa autoritarismo delle ore di massimo ascolto

E' importante notare che questi studenti non manifestano a favore della “democrazia socialista”, o “capitalista”, ma della libertà individuale. Nell’era cibernetica, la “democrazia” diventa governo da parte della maggioranza/folla e nemica della libertà individuale. La democrazia funziona proprio bene in una società preindustriale, orale in cui gli uomini si recano a piedi o a cavallo in piazza per parlare delle cose. Le società industriali producono un sistema di politica da fabbrica, gestita da manager. Il governo rappresentativo richiede politicanti professionisti a tempo pieno e partiti in lotta tra loro, con risultati tristi quanto prevedibili. Non appena furono disponibili i dispositivi cibernetici di comunicazione il potere politico fu afferrato da coloro che governano le onde dell’etere. Assistiamo a questo fenomeno fin dalla nascita del fascismo e del totalitarismo. Le elezioni americane del 1980, 1984, 1988, produssero un’infausta dimostrazione della tele-democrazia in un Paese centralizzato. Meno del 50 per cento degli aventi diritto si preoccupò di registrarsi o di votare in queste tre elezioni presidenziali; oltre cinquanta su cento Americani adulti erano tanto disillusi, apatici, annoiati, che decisero, intelligentemente di votare, in absentia, per “nessuno dei suddetti”. Secondo gli exit poll, oltre metà dei votanti effettivi dichiararono con tristezza di aver scelto “il minore di due mali”. Reagan e Bush furono eletti da circa il 25 per cento della cittadinanza. Unici a dare una vera importanza alle elezioni: quelli che speravano di guadagnare finanziariamente dai risultati. Gli apparatcik e la nomenklatura di lavoratori statali dei due partiti “in lizza” scelsero il “leader” che avrebbe presieduto alla spartizione del bottino. La storia registrerà come i regimi Reagan-Bush degli anni Ottanta siano stati una copia precisa di quello brezhneviano dell’Urss. Appare con sconvolgente chiarezza come negli Usa il Partito repubblicano abbia assunto lo stesso ruolo del Partito comunista nell’Urss pre-Gorbiacov: quello di una burocrazia trincerata, conservatrice, corrotta senza vergogna, aggressivamente nazionalista. Ha dato al Paese dodici anni di ristagno, di noia apatica, di avidità cinica. E intanto Mikhail Gorbaciov, in cinque anni mirabili, come venditore di libertà e di decentramento, convinse un intero subcontinente a lasciar perdere lo stalinismo. In un clima del genere è evidente come l’apparato partitico che aveva il più ampio budget pubblicitario e la necessaria conoscenza del marketing sia riuscito, focalizzando sulle questioni più telegeniche, superficiali, vistose - aborto, droga, Giuramento di fedeltà, preghiera nelle scuole, niente tasse, nazionalismo infantile e bellicoso - potesse ottenere una vittoria-valanga con i voti della maggioranza del 25 per cento. E' ironico come in questa più antica fra le democrazie, la politica di partito sembra aver perso il contatto con la realtà. Nelle elezioni degli anni Ottanta, sono stati spesi milioni di dollari per la pubblicità politica. Le elezioni sono state vinte grazie a telepromozioni a pagamento; alla discussione razionale dei problemi reali si sono sostituiti istrionismi emotivi e maligne falsità; demonologia religiosa all’antica, patriottismo fasullo sbandierati con grande abilità sugli schermi televisivi.

Fine della democrazia maggioritaria

Nelle ere feudale e industriale, la democrazia maggioritaria fu in genere una potente forza libertaria e controculturale atta a difendere l’individuo contro la tirannia dei re e contro la schiavitù di classe. Nei primi anni (1950-1990) dell’era delle informazioni elettroniche, la capacità dei governanti religioso-industrial-militari di manipolare la televisione cambiò la democrazia facendone, da fenomeno di comunità, un totalitarismo maggioritario basato sulla manipolazione nelle ore di massimo ascolto. I media cibernetici in mano a politicanti dotati di budget pubblicitari scandalosamente grandi si sintonizzano sull’Mdc (minimo denominatore comune). Anche le nuove e fragili democrazie dell’Europa orientale dovranno probabilmente passare per questa fase di elezioni televuote da marketing manipolato dai maghi degli spot e della pubblicità disonesta. E queste sono le notizie brutte. Quella buona è che non è possibile controllare i media cibernetici. I segnali elettronici che dardeggiano intorno all’atmosfera non possono essere bloccati da muri di pietra né da cani guardia ai confini di stato. Piastre di registrazione giapponesi, radio portatili, dispositivi digitali in mano all’individuo, danno il potere all’Dcs (denominatore comune superiore).

Sociologia della fisica Quantistica

La filosofia che ha previsto questo movimento non è né capitalismo né socialismo; non è neppure la democrazia industriale, ossia la tirannia da parte di una maggioranza del 25 per cento. I concetti psichedelici come glasnost e perestroika sono fondati sui principi sensati della fisica quantistica - relatività, flessibilità, singolarità. Le equazioni di Werner Heisenberg descrivono la fabbricazioni di realtà singolari e personali fondate sulla comunicazione libera e aperta. Quell’indeterminatezza oggettiva che tanto incute paura nella mente meccanica, significa determinismo individualista e autosufficienza; le parole d’ordine dell’uomo nuovo.

Dr. Spock personalizza la psicologia quantistica

Fu un pediatra, nel 1946 a tradurre i principi della fisica quantistica in psicologia pratica ispirata al buon senso. Il movimento della gioventù ebbe luogo grazie a un geniale psicologo dell’età evolutiva che insegnò a due generazioni di genitori del dopoguerra a nutrire i loro figli a richiesta. “Trattate i vostri figli come individui, come delle singolarità”. E fummo di fronte alla dottrina sociale più radicale e più sovversiva che mai fosse stata proposta; per di più era rivolta agli unici gruppi che possano mai dar luogo a cambiamenti duraturi: ai genitori, ai pediatri, agli insegnanti.
Questa generazione postbellica di individui “autocentrati” cominciò a farsi vedere in scena proprio nel momento in cui arrivarono a essere disponibili per l’individuo le nuove tecnologie di cambiamento cerebrale, psichedeliche e cibernetiche.

Marshall McLuhan dà il potere alla psicologia quantistica

I ragazzi dell’esplosione demografica del dopoguerra divennero la prima specie televisiva, i primi esseri umani a usare dispositivi elettronici digitali per accendere e per sintonizzarsi sulle realtà; i primi a usare sostanze chimiche neurotrasmettitrici a cambiare il proprio cervello - i primi abitanti di questo “villaggio globale” reso possibile dalla televisione. La caduta del Muro di Berlino ebbe luogo a opera della gioventù alla ricerca di libertà individuale. Questa controcultura studentesca nata in America negli anni Sessanta si diffuse tramite i media elettronici.

“Hongk furoreggia nella Repubblica popolare mongola. E' un elemento chiave nello Shineshiel (perestroika) che da settimane ormai si diffonde in tutta questa remota nazione comunista - Hongk è il nome dell’orchestra rock che davanti al pubblico delle gremite sale di proprietà statale della capitale mongola, Ulan Bator, suona da mesi le sue possenti musiche dissidenti. Questa musica ormai è da tutti riconosciuta come inno del neonato movimento di protesta in quella città”.
(Los Angeles Times, 24/1/90)

Funzione del governo postdemocratico

Funzione primaria di una società nell’era postdemocratica è quella di proteggere la libertà individuale nei confronti dei politicanti che tentino invece di imporvi dei limiti.
Questo movimento verso la libertà personale è un fattore nuovo nella storia umana, perché fondata non su geografia, politica, classe o religione. Ha a che fare con i cambiamenti, non già nella struttura del potere né in chi esercita il controllo sulla polizia, ma nella mente dell’individuo. E' una rivoluzione “di testa”, una questione sollevatrice della coscienza. Riguarda il “pensiero autogestito”. Questo meme culturale riguarda l’intelligenza, l’accesso personale alle informazioni, una fiducia anti-ideologica nel buon senso comune, l’abilità mentale, il sollevamento della coscienza, il consumismo-edonismo intelligente, gli skill della comunicazione personale. L’idea-meme non è una cosa nuova; le controculture risalgono almeno ai tempi di Ermete Trismegisto e comprendono Socrate, Paracelso, il Rinascimento, Voltaire, Emerson, Thoreau, Dada, Gurdjieff, e Crowley. Ma il rapido diffondersi di questo meme mutazionale tra il 1960 e il 1990 era dovuto all’improvvisa disponibilità alle masse delle tecnologie neurochimica ed elettronica. Nutrimento a richiesta. Sostanze chimiche e schermi che sparano informazioni elettroniche nei timpani degli occhi e nelle pupille dell’orecchio, che attivano i cervelli. Ecco che improvvisamente in tutto il mondo i giovani indossano blue jeans e ascoltano John Lennon che canta “Give Peace a Chance”. Il meme dell’individualità che invase la gioventù americana durante gli anni Sessanta, ora ha contagiato il mondo intero. Negli anni Settanta l’epidemia Spock-McLuhan si diffuse in tutta l’Europa occidentale. I sintomi di questo risveglio epidemico sono sempre gli stessi. Improvvisamente, come i fiori in primavera, sbocciano giovani menti esposte al libero flusso di informazioni elettroniche. Nel Giugno del 1989 le manifestazioni nella piazza Tien An Men altro non erano che un replay di Chicago 1968 e di Kent State University 1970. Il potere, ha detto Mao, viene dalla canna di un fucile. Questa, nel passato industriale, può essere stata pura verità, ma nel cibernetico 1990 il concetto stesso di “potere” politico appare anacronistico, strano, malato. Per il nuovo ceppo della specie umana il concetto è odioso, malvagio, orrendo. La sola idea che un gruppo qualsiasi desideri afferrare il dominio, il controllo, l’autorità, la supremazia o la giurisdizione sugli altri è una perversità primitiva non meno detestabile e superata della schiavitù o del cannibalismo. A proteggere “l’impero del male” non fu il Muro berlinese di cemento armato e di guardiole, ma il muro elettronico in cui la televisione fece breccia con grande facilità. McLuhan e Foucault hanno dimostrato come la libertà dipenda da chi controlli le tecnologie che raggiungono il vostro cervello - telefoni, la parte editoriale, le sostanze chimiche neuroattive, lo schermo.

E' nuovo l’individualismo di massa

Questo improvviso impulso verso umanesimo e apertura mentale è una cosa nuova. Nelle società tribali il ruolo dell’individuo è quello di essere un bambino sottomesso e ubbidiente. Sono gli anziani della tribù a pensare. Le pressioni esercitate dalla lotta per la sopravvivenza non consentono il lusso della libertà. Nelle società feudali l’individuo è servo della gleba, contadino, pezzo di proprietà, campesino, servitore. Sono i nobili e i sacerdoti che pensano. Sono addestrati dalla tradizione ad aborrire e ad anatemizzare l’apertura mentale e l’autogestione del pensiero. Dopo le fasi tribale (familiare) e feudale (infantile) dell’evoluzione umana arrivò la società industriale (insettoide) in cui l’individuo è lavoratore oppure manager; o nelle fasi successive, lavoratore-consumatore. In tutte queste società statiche quanto primitive, il pensiero è un’attività affidata alle organizzazioni che controllano i fucili. La facoltà, degli individui dalla mentalità aperta, di fabbricare, inventare, prevaricare le loro bugie, viene rigorosamente limitata. I giovani non avevano né potere né voce né scelta. La società postpolitica delle informazioni che ora nasce non opera in base all’ubbidienza e al conformismo nei confronti dei dogmi, ma in base al pensiero individuale, al know-how scientifico, al rapido interscambio di fatti su reti di feedback, all’ingegnosità dell’alta tecnologia e alla creatività pratica d’avanguardia. La società del futuro non si limita più a tollerare a malincuore un po’ di innovatori dalla mentalità aperta. La società cibernetica dipende totalmente dalla disponibilità di una grande riserva di persone del genere che comunichino le une con le altre alla velocità della luce attraverso i confini di stato. I pensieri elettrificati invitano a un feedback veloce e creano nuove società globali che esigono un livello più alto di know-how elettronico, di sofisticazione psicologica e di intelligenza fondata sull’apertura mentale. Questo processo cibercomunicativo sta subendo un’accelerazione così forte che, per poter essere competitivi nel mercato informativo del XXI Secolo, le nazioni, le aziende, perfino le famiglie dovranno essere composte da individui innovativi orientati al cambiamento ed esperti nel gestire le comunicazioni tramite le nuove tecnologie ciberelettroniche. Questi nuovi ceppi sono, semplicemente, tanto più in gamba della vecchia guardia; inalano le informazioni allo stesso modo con cui inalano l’ossigeno; si stimolano continuamente per aggiornare e riformattare le proprie menti. Chi utilizzerà la cibertecnologia per decidere rapidamente nell’attività lavorativa non sarà disposto a tornare a casa consentendo a vecchi politici, bianchi, maschili e dalla mente chiusa, di prendere decisioni relative alle propria vita. L’emergere di questa nuova casta dalla mentalità aperta, in tanti Paesi diversi in tutto il mondo costituisce effettivamente la questione storica più importante e più centrale nella storia degli ultimi quarant’anni.

Le rivoluzioni del 1989 sono cominciate con i Beat

Negli Stati Uniti degli anni Cinquanta, nei giorni più gloriosi della Guerra fredda televisiva, apparve un gruppo di individui liberi che crearono meme controculturali altamente comunicabili, destinati a cambiare la storia. I beat rappresentarono la visione statica e la libertà personale che si ribellavano a ogni sistema burocratico dalla mentalità chiusa. Si vedevano come cittadini del mondo; si incontravano con poeti russi per denunciare la Guerra fredda, praticavano lo yoga orientale, sperimentavano - come da secoli fanno gli artisti - cibi, droghe e pratiche sessuali atti a favorire l’apertura mentale. Più importante di tutto, con le loro menti che si rivolgevano come antenne paraboliche da satellite verso altre culture, avevano il senso storico di ciò che facevano. Si vedevano come eredi di quella lunga tradizione di individualismo intellettuale e artistico che trascende le barriere nazionali. Ciò che ha dato ai beat un’efficacia maggiore di quella di qualsiasi altro gruppo di dissidenti artisti della storia umana è stato il tempismo. La tecnologia elettronica consentiva ai loro meme bohémien, alle loro immagini e suoni di radiotelediffondersi quasi alla velocità della luce in tutto il mondo. Così come le fabbriche di sapone usavano radio e Tv per vendere i propri prodotti, così i beat usavano i media elettronici per far pubblicità alle proprie idee. La cultura hippie degli anni Sessanta e gli attuali movimenti libertari dell’Europa occidentale hanno un debito nei confronti dei dissidenti libertari della controcultura degli anni Cinquanta.

Portare gli anni Sessanta in Cina

Il Be-In originale (San Francisco, Gennaio 1967) produsse un oceano di giovani desiderosi di celebrare il loro essere e la loro solidarietà. Fu l’alba dell’era psichedelico-cibernetica (detta ora glasnost). Questo primo Be-In di San Francisco non fu una manifestazione organizzata. La parola fu fatta circolare tramite la stampa underground, le stazioni radio progressiste, di bocca in bocca. Tre mesi dopo, il primo e unico International Monterey Pop festival collegò lo spirito psichedelico con la musica amplificata elettronicamente. Simbolo della controcultura fu l’immagine che fece il giro del mondo, di un giovane che infilava un fiore nella canna del fucile del miliziano che lo minacciava. Gli studenti a piazza Tien An-Men nel Giugno del 1989 avevano memoria. Loro scopo dichiarato era di portare in Cina gli anni Sessanta. L’epidemia di meme libertari in Cina prese le autorità completamente di sorpresa, come il numero dei presenti aveva fatto a Woodstock.

L’autogoverno mette fine al governo rappresentativo

E' finita la politica di partito. Nell’era postpolitica la gente comincia a capire il fatto fondamentale che l’unico fine di un partito politico è quello di mantenersi al potere. Questo movimento per la libertà di parola e di pensiero emerge come fatto normale quando i giovani hanno accesso alla tecnologia elettronica. Quando i governanti cinesi misero a disposizione di milioni di persone telefoni e televisori, questo brulicare di giovani attivati in piazza Tien An-Men divenne inevitabile. Molti fra questi studenti cinesi avevano visto riprese televisive di manifestazioni studentesche in altri Paesi. Quando le stazioni Tv della Germania dell’Est cominciarono a trasmettere programmi occidentali, il Muro berlinese cominciava a sgretolarsi. In ogni nazione, il movimento del pensiero libero fu prodotto da studenti e intellettuali che impararono a usare dispositivi elettronici e computer digitali per pensare autonomamente, per fabbricare le loro mitologie personali e per comunicare le proprie irriverenti aspirazioni.

Politica Pro-Scelta: Il diritto di scegliere la propria materia di studio

La libertà è una cosa individuale. Ha un significato singolare, unico, personale per ogni singola persona. Gli studenti cinesi vogliono qualcosa cui Marx o Margaret Thatcher non accennano neppure. Vogliono dire quel che hanno in mente di dire. Il diritto di prendere le proprie decisioni di carriera, la propria materia di studio. Il diritto di fare gli stupidi e di divertirsi, di baciare il tuo ragazzo in pubblico, di fare le boccacce davanti a una telecamera, di sbandierare ai quattro venti le proprie bugie personali, le invenzioni di verità fasulle in concorrenza che le vecchie bugie ufficiali.
Gorbaciov fu sconcertato dalla scoperta che molti giovani sovietici, una volta che era stata concessa la libertà di stampa, si interessavano più degli Ufo, del rock punk, dell’astrologia e dell’hashish che non delle questioni politiche.

Blue jeans, scarpe da tennis e meme progettuali

La maggior parte dei giovani nelle terre liberate vuole depoliticizzare, demilitarizzare, decentrare, secolarizzare e globalizzare. Il ceppo nuovo salta i pool genetici e va a formare pool di meme, postindustriali e globali. Dai primi anni della loro vita la maggior parte dei loro meme formativi è arrivata dardeggiando alla velocità della luce attraverso le frontiere, in formato digital-elettronico, segnali di luce ricevuti da televisori, radio, giradischi. Loro habitat è l’elettro-sfera, l’ambiente di segnali digitali chiamato info-mondo. Il villaggio globale. Sono la prima generazione della nostra specie a scoprire e a esplorare Ciberia. Migrano, non verso luoghi nuovi ma verso tempi nuovi e del tutto aperti. Il nuovo ceppo foggerà, concepirà e progetterà le realtà della propria dimora.

Società progettuali del Secolo XXI

Chi controlla lo schermo controlla la mente di chi lo guarda. Le lotte degli anni Novanta per il controllo del potere avranno luogo su schermi nei salotti degli individui. Nelle nazioni in cui i gruppi religiosi o di partito controllano gli schermi per poter fabbricare paranoie, la gente verrà incitata alla rabbia, alla paura, all’indignazione morale. Negli ultimi dieci anni gli Stati islamici e gli Usa sotto Reagan-Bush hanno reso chiaro questo concetto. Di enorme importanza sarà la produzione e la distribuzione di dispositivi per le comunicazioni dal costo contenuto. Così come l’Urss e gli Usa hanno controllato il mondo per quarant’anni distribuendo armi a tutte le dittature disposte a collaborare, così oggi le aziende giapponesi e di Silicon Valley stanno liberando il mondo con un’alluvione interminabile di congegni elettronici appositamente studiati per l’individuo. I dispositivi poco costosi consentono all’individuo di scrivere sullo schermo allo stesso modo in cui lo hardware-software di Gutenberg consentiva, 500 anni fa, di scrivere su pagine. Questi economici dispositivi per la digitalizzazione e per l’editing stanno già trasformando la casa privata in un ciber-studio nel quale l’individuo progetterà, strutturerà, eseguirà e trasmetterà meme sul proprio schermo. L’individuo, vestito di ciberindumenti, potrà incontrarsi con altri in realtà virtuali fatte per due. Il mondo diventa un quartiere in cui una persona lontana diecimila kilometri può trovarsi “proprio qui, davanti alla tua finestra”. Sono incalcolabili le implicazioni socio-politiche di questa democratizzazione dello schermo. In passato l’amicizia e gli scambi intimi sono stati limitati da fattori geografici. Ora potrete giocare a tennis elettronico con un professionista che sta a Tokyo, interagire con un’aula universitaria di Parigi, avere un ciberflirt con tipi carini in una qualsiasi città di vostra scelta. Un linguaggio globale di feedback veloce di icone e di meme, con dispositivi per la traduzione istantanea, eliminerà le barriere linguistiche che da secoli sono responsabili di buona parte delle guerre e dei conflitti.

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CYBERPUNK: l'individuo come pilota della realtà

Your true pilot cares nothing about anything on Earth but the river, and his pride in his occupation surpasses the pride of kings.
Mark Twain, Life on the Mississippi

Chi è il Cyberpunk?

I cyberpunk utilizzano ogni input di dati che sia a loro disposizione per pensare da sé. Sapete chi sono.
Ogni fase della storia ha prodotto nomi e leggende eroiche su individui forti, ostinati, creativi, che esplorano qualche frontiera del futuro, raccolgono e portano indietro informazioni nuove, e si offrono come guide del pool genetico umano verso la fase successiva. Tipicamente, questi navigatori indipendenti nel tempo presentano una combinazione di coraggio e un alto livello di curiosità con un livello non meno alto di autostima. Queste tre caratteristiche sono ritenute indispensabili a chi segua la professione di guida genetica, cioè di filosofo controculturale.
Nel mondo antico occidentale il classico modello del cyberpunk è Prometeo, genio tecnologico che “rubò” il fuoco agli dèi e lo diede all’umanità. Egli insegnò inoltre al suo pool genetico molte arti e scienze utili. Secondo la versione ufficiale della leggenda, egli/lei fu esiliato/a dal pool genetico e condannato alla massima tortura per queste trasmissioni non autorizzate di informazioni classificate. In un’altra versione (non autorizzata) del mito, Prometeo (alias Pifferaio magico) utilizza le di lui/di lei abilità per sfuggire alla parentela che va a picco, portando con sé il fior fiore del pool genetico. La versione di questo mito propria del Nuovo mondo è quella di Quetzalcoatl, dio della civiltà, mago dell’alta tecnologia che introdusse il mais, il calendario, la scultura erotica, l’arte di suonare il flauto, le arti, le scienze. Fu cacciato in esilio da Tezcatlipoca, il “timoniere” allora al potere. Per denotare questi singolari individui della ciberrazza sono stati usati termini come cani randagi, lupi solitari, free-lance, indipendenti, nonconformisti, sballati, cercaguai, visionari, iconoclasti, insorti, idealisti, solitari, furboni. Prima di Gorbaciov, i Sovietici li chiamavano con disprezzo teppisti. Le organizzazioni religiose da sempre li chiamano eretici. I burocrati li chiamano dissidenti sleali, traditori o peggio. Nei tempi passati anche le persone sensate li chiamavano pazzi.
Hanno ricevuto appellativi vari, come intelligenti, creativi, imprenditoriali, immaginativi, intraprendenti, fecondi, ingegnosi, inventivi, pieni di risorse, dotati di talento, eccentrici. Nelle fasi tribale, feudale e industriale dell’evoluzione umana, i tratti logici necessari alla sopravvivenza erano la conformità e l’affidabilità. Il “buon servitore”, o “vassallo”, era ubbidiente. I liberi pensatori erano tollerati soltanto nei momenti in cui erano necessari l’innovazione e il cambiamento, generalmente per affrontare la concorrenza locale. Nella civiltà info-comunicativa del Secolo XXI, la creatività e l’eccellenza mentale diventeranno la norma etica. Il mondo sarà troppo dinamico, troppo complesso, e troppo diversificato; saranno troppo numerose le interdipendenze della comunicazione moderna (quantistica) perché possa avere successo la stabilità di pensiero oppure l’affidabilità del comportamento. I “buoni” nella civiltà cibernetica sono quelli che sono in grado di pensare con la propria testa; la “persona problematica” nel Ventunesimo secolo è viceversa quella che ubbidisce automaticamente senza mai mettere in discussione l’autorità, che agisce per proteggere il proprio status ufficiale, che sceglie di placare e di politicare anziché pensare in modo indipendente. I Giapponesi più pensanti si preoccupano della necessità di avere dei lupi solitari nella loro società dell’obbedienza, nella generazione postbellica che ora sta subentrando.

La controcultura cyberpunk nell’Unione Sovietica

La nuova generazione sovietica del dopoguerra ha capito che sono necessari nuovi modelli di ruolo per essere competitivi nell’era informatica. Sotto Gorbaciov vengono ridotti e resi elastici i controlli burocratici, per incoraggiare un minimo di pensiero innovativo e creativo! Aleksandr N. Yakovlev, membro del Politburo e stratega della politica del glasnost, descrive questa riforma come segue: “Fondamentalmente, stiamo parlando di autogoverno; ci spostiamo verso un’epoca in cui la gente sarà in grado di governare se stessa e di controllare le attività delle persone cui sia stato affidato il compito di imparare e di governare. Non a caso parliamo di autogoverno, di autosufficienza, di autoprofittabilità di un’impresa, di auto questo e di auto quell’altro. Il tutto riguarda il decentramento del potere”. La persona cyberpunk, il pilota che pensi in modo chiaro e creativo, che usi i dispositivi dell’elettronica quantistica e il saper-fare del proprio cervello, è il modello di punta, quello più nuovo e più aggiornato della linea offerta dal XXI Secolo: Homo sapiens sapiens cyberneticus.

Parola greca che significa “pilota”

Un grande pilota sa navigare anche quando le vele sono strappate.
Lucius Annæus Seneca

Il termine “cibernetica” viene dalla parola greca kubernetes, ‘pilota’. L’origine ellenica di questa parola ha importanza nella misura in cui rifletta le tradizioni socratico-platoniche di indipendenza e di autosufficienza individuale che, ci dicono, erano dovute a fattori geografici. Le piccole ed orgogliose città-stato erano appollaiate su sottili penisole che si estendevano nel fecondo Mar Mediterraneo, e contavano sulle montagne per una protezione contro gli eserciti provenienti dalle ampie terre dell’Asia. I naviganti di quei tempi antichi dovevano essere coraggiosi e pieni di risorse: andare per i sette mari senza carte e senza strumenti di navigazione significava essere costretti a sviluppare capacità di pensiero indipendente. L’autosufficienza conferita ai piloti ellenici dai loro viaggi andò probabilmente a ispirare anche il carattere democratico, indagatore, osservatore della loro vita sulla terraferma. I cyberpunk ateniesi, i piloti, raggiungevano da soli le loro decisioni di rotta. Questi fattori psicogeografici possono aver contributo all’umanesimo delle religioni elleniche, che metteva l’accento su libertà, gioia pagana, celebrazione della vita, pensiero speculativo. Le religioni politeiste e umaniste dell’antica Grecia vengono spesso messe a confronto con l’austero moralismo del Giudaismo monoteista, con le spesso feroci polarità dogmatiche della cultura persiano-arabica e con l’autoritarismo imperiale della cultura romana (cristiana).

Il concetto romano del Direttore, Governatore, Timoniere

La parola greca kubernetes, tradotta in latino, diventa gubernetes. Il fondamentale vero gubernare significa controllare azioni o comportamento, dirigere, esercitare autorità sovrana, regolare, tenere sotto, imbrigliare, condurre. Questa concezione romana è evidentemente molto diversa da quella greca di “pilotare”. Può essere attinente al nostro discorso notare come dal termine latino stare derivino termini come l’inglese steer e l’italiano sterzare, tramite il significato derivato ‘ciò che sta’. Dal participio passato della parola latina vengono parole come status, stato, istituto, statua, statico, statistica, prostituta, restituire, costituire.

I piloti Cyberpunk sostituiscono governetica e controllori

La società ovunque è in cospirazione contro l’autodeterminazione di ognuno dei propri membri. La virtù più richiesta è la conformità. L’avversione maggiore è per l’autosufficienza. Ama non le realtà e i creatori, ma i nomi e le usanze.
Ralph Waldo Emerson, Nature

Chiunque voglia essere uomo deve essere anticonformista.
Emerson, op. cit.

La parola cibernetica fu coniata nel 1948 da Norbert Weiner, che scrisse: “Abbiamo deciso di dare all’intero campo della teoria del controllo e della comunicazione, sia nella macchina che nell’animale, il nome di cibernetica, che deriviamo dalla parola greca che significa pilota”. [Traduzione libera della definizione fornita nel American Heritage Dictionary]: “Lo studio teorico dei processi di controllo nei sistemi elettronici, meccanici e biologici, specie del flusso delle informazioni in tali sistemi.” [tra le parole derivate lo stesso dizionario definisce la parola inglese to cybernate come] “Controllare automaticamente tramite computer, oppure essere controllato in questo modo”. Un’interpretazione ancor più infausta definisce la cibernetica come lo “studio dei meccanismi umani di controllo e della loro sostituzione con mezzi meccanici o elettronici”. Notate come Weiner e gli ingegneri abbiano corrotto il significato di ciber-: la parola greca ‘pilota’ diventa ‘governatore’ o ‘direttore’, il termine guidare/sterzare diventa ‘controllare’. Ora siamo occupati a liberare il termine, a distaccarlo dalla servitù per rappresentare il principio autopoetico, autodiretto, di organizzazione, che si ritrova nell’universo in molti sistemi di dimensioni altamente diversificate, nella gente, nella società e negli atomi.

Il retaggio oppressivo: politica dell’alfabetismo

Le distinzioni etimologiche tra termini greci e romani sono del tutto attinenti alla prammatica della cultura riguardante il loro uso. La filosofia francese ha recentemente sottolineato l’importanza del linguaggio e della semiotica nel determinare comportamenti e strutture sociali umani. I classici studi della politica linguistica e del controllo della mente, condotti da Michel Foucault lo portano alla conclusione che: Orwell, Wittgenstein e McLuhan sono d’accordo. Rimuovere il mezzo per esprimere il dissenso equivale a rimuovere la possibilità stessa del dissenso. “Di ciò di cui non sia possibile parlare, di ciò si deve tacere”. In questa luce la differenza tra la parola greca ‘pilota’ e la traduzione romana ‘governatore’ diventa una manipolazione semantica altamente significativa, e la flessibilità concessa ai sistemi simbolici di ogni genere dalla loro rappresentazione nei computer digitali diventa enormemente liberatoria. Ci sentiamo orgogliosi di essere ingegnosi ‘piloti’ o per essere ‘controllori’ ligi al dovere?

Governetica: chi, che cosa e perché

Al diavolo i siluri, avanti tutta.
Ordine dato dal capitano David Glasgow Farragut al suo timoniere alla battaglia della Baia di Mobile,
5 Agosto 1864

Signorsì.
Ignoto timoniere coscritto, alla battaglia della Baia di Mobile,
5 Agosto 1864

La parola ‘governetica’ si riferisce a un atteggiamento di ubbidienza-controllo in relazione a sé stessi o ad altri. I piloti, coloro che navigano i sette mari o il cielo, debbono calcolare ed eseguire cambiamenti di rotta continuamente in risposta ai cambiamenti dell’ambiente. Rispondono continuamente al feedback, alle informazioni sull’ambiente. Sono dinamici, all’erta, vivi. Il gubernator latino, al contrario, è nella situazione di chi esegua ordini. I Romani, ricordiamo, erano grandi organizzatori, costruttori di strade, amministratori. Andavano controllate le galere, le bighe, andavano controllate le legioni di soldati. Il concetto ellenistico dell’individuo navigatore sulla propria rotta era un’isola umanistica in un tempestoso mare di imperi totalitari. A Est (nel passato) si trovavano i regni centralizzati, autoritari. I governatori dell’Iran, da Ciro Imperatore persiano fino ai recenti scià e ayatollah, esemplificano le più alte tradizioni di controllo statale. Sull’altro fianco del mondo greco, fianco al quale daremo la designazione Ovest, o futuro, c’era un certo pesante concetto chiamato Roma. I Cesari e i papi del Sacro Romano Impero rappresentarono la successiva grande fase nel controllo istituzionale. La mano governatrice sul timone sta per stabilità, durevolezza, continuità, permanenza. Mantenere la rotta. Non sono, in genere, incoraggiati la creatività, l’esplorazione e il cambiamento.

Cyberpunk: Piloti della Specie

I venti e le onde sono sempre dalla parte dei navigatori più abili.
Edward Gibbon

L’espressione ‘persona cibernetica’ o ‘cibernauta’ ci riporta al significato originale di ‘pilota’ e rimette nel ciclo la persona autosufficiente. Questi termini, insieme alla parola cyberpunk, più “pop”, si riferiscono alla personalizzazione (e quindi alla popolarizzazione) della tecnologia dell’info-sapere, al pensiero innovativo da parte dell’individuo. Secondo McLuhan e Foucault, se cambiate il linguaggio, cambiate la società. Seguendo la loro indicazione, suggeriamo che i termini ‘ciberpersona, cibernauta’ possano descrivere un nuovo modello di specie umana e un nuovo ordine sociale. ‘Cyberpunk’ è, lo ammettiamo, un termine rischioso e come ogni innovazione linguistica va usato con un senso tollerante di umorismo ad alta tecnologia. E' una cosa improvvisata, una specie di bomba a mano carica di significati lanciata sopra le barricate linguistiche per descrivere l’individuo dalle molte risorse che accede, guidandola, alla tecnologia info-comunicativa verso i propri traguardi personali, siano profitto, piacere, questioni di principio o accrescimento. I cyberpunk sono inventori, scrittori innovativi, artisti della tecnofrontiera, registi cinematografici che corrono rischi, compositori che spostano icone, commedianti, espressionisti, scienziati liberi agenti, tecno-creativi, visionari del computer, hacker eleganti, addetti agli effetti speciali, dissidenti cognitivi, videomaghi, piloti collaudatori neurologici, esploratori dei media, tutti coloro che con coraggio impacchettano e pilotano le idee là fuori dove nessuno prima d’ora aveva mai posato pensiero. Le controculture sono talvolta tollerate dai governatori. Possono, con dolce cinismo e paziente umorismo, interfacciare la propria singolarità con le istituzioni. Spesso lavorano, in via provvisoria, all’interno dei “sistemi governanti”. E, tanto spesso, non sono affatto autorizzate.

Leggenda del Ronin

Il ronin ... ha rotto con la tradizione del feudalesimo di carriera. Guidato da un codice personalmente definito, di adattabilità, di autonomia, e di eccellenza, i ronin stanno impiegando strategie di carriera fondate sulla premessa di un cambiamento rapido.
Beverly Potter, The Way of the Ronin

La parola ronin viene usata come metafora basata sulla parola giapponese che denota un samurai privo di signore. Già nel Secolo VIII, ronin si traduceva letteralmente con l’espressione ‘gente-onda’ e veniva usato in Giappone per indicare coloro che avevano lasciato la loro posizione nella vita, determinata da considerazioni di casta: i samurai che avevano abbandonato il servizio dei loro signori feudali per diventare dei senza-padrone. I ronin ebbero un ruolo determinante nell’improvvisa transizione del Giappone da una società feudale all’industrialismo. Sotto il regno feudale ai guerrieri non era permesso pensare liberamente o agire secondo la propria volontà. Al contrario [i ronin], essendo stati costretti dalle circostanze a diventare indipendenti, accettavano più prontamente le nuove idee e la tecnologia, e divennero sempre più influenti nelle scuole indipendenti.
Potter, op. cit.

L’Occidente presenta numerosi paralleli storici con l’archetipo dei ronin. Il termine inglese free lance (soldato di ventura) ha origine nel periodo successivo alle Crociate in cui numerosi cavalieri furono separati dai loro signori. Molti vissero secondo il codice cavalleresco e divennero “lance libere”, cioè disponibili a noleggio. Anche la frontiera americana fu un terreno fertile. La parola maverick, derivata dalla parola texana per un vitello non marchiato, viene usato per descrivere un individuo libero, autodiretto. Sebbene molte radici del ronin... si affondano nella cultura maschile, molte donne di carriera ne conoscono bene la situazione, avendo lasciato la loro posizione tradizionale, lottando fino a raggiungere i posti più reconditi del luogo di lavoro dominato dai maschi... Come il ronin che era privo di clan, la donna professionista si sente spesso esclusa dalle piste battute della cricca aziendale, senza né alleati né mentori.
Potter, op. cit.

Alcuni esempi di Cyberpunk

Cristoforo Colombo - (1451-1506). Nacque a Genova. All’età di venticinque anni apparve a Lisbona, dove apprese l’arte della cartografia. Si era nell’età dell’oro per l’esplorazione da parte dei Portoghesi. Molti piloti e navigatori erano convinti che la terra fosse rotonda e che fosse possibile giungere nelle Indie e in altre terre sconosciute attraversando i mari d’occidente. Ciò che rendeva speciale Colombo fu l’eloquente persistenza con cui inseguiva il sogno delle scoperte. Per oltre dieci anni viaggiò tra le corti d’Europa cercando di “combinare l’affare”, di trovare un sostegno alla sua “impresa delle Indie”. Secondo la Columbia Encyclopedia: “Gli storici hanno discusso per secoli le sue capacità come navigatore, ma recentemente si è dimostrato che, servendosi soltanto di calcoli e senza l’osservazione delle stelle, Colombo era insuperabile nel tracciare carte e nell’orientarsi nei mari sconosciuti”. Colombo, come governatore delle colonie da lui scoperte, fu un fallimento totale. Morì in disgrazia, le sue capacità ciberiane quasi dimenticate. (Almeno così ci raccontano nei libri di storia autorizzati.) Nel 1992 il Political Correction Department liquidava Colombo come razzista e colonialista.
Mark Twain. Acquistò la macchina per scrivere Remington non appena questa apparve sul mercato, nel 1874, pagandola $125. Nel 1875 fu il primo autore nella storia a consegnare all’editore un dattiloscritto, o manoscritto battuto a macchina. Si trattava de Le avventure di Tom Sawyer. “Questa nuova macchina per la scrittura - scrisse Twain - ha diverse virtù. Concentra un numero incredibile di parole sulla pagina. Non mette le cose in disordine e non sparpaglia macchie d’inchiostro. Naturalmente consente di risparmiare carta”.
Mathias (Rusty) Rust, solitario diciannovenne di Amburgo in Germania, divenne un gran divo quando, il 28 Maggio del 1987 volo con un monomotore Cessna attraverso le “impenetrabili” difese aeree dell’Urss e atterrò sulla Piazza Rossa. Non era una presa di potere né agì per un’organizzazione; questa avventura tecnologica era semplicemente una missione personale. Rusty, semplicemente, voleva scambiare un po’ di chiacchiere con un po’ di Russi. La stampa tedesca celebrò l’avvenimento chiamandolo “la stoffa di cui sono fatti i sogni”, e paragonando il giovane al Barone rosso Manfred von Richthofen e a Charles Augustus Lindbergh.

Il codice Cyberpunk: TFYQA

War Games è un segnale elettronico quantistico, un film sui computer ad alta tecnologia e sull’evoluzione umana che illustra e condanna l’uso da parte dei governanti, a scopi di controllo, della tecnologia elettronica quantistica del sapere. Il film celebra l’indipendenza e l’abilità dei cyberpunk che pensano per sé stessi e che innovano il sistema statico dal suo interno. Il Capitano e sua moglie utilizzano metodi agricoli ad alta tecnologia per incrementare la potenza di neuroattivatori botanici non autorizzati. Il Capitano prende la decisione non autorizzata di abortire la III Guerra mondiale. In entrambi i casi egli segue il codice cyberpunk: Think for yourself; question authority [Pensa per te; metti in discussione le autorità (TFYQA)]. Il cibergiovane Matthew Broderick è non meno coraggioso, oltraggioso e in gamba; quando al pubblico viene presentato il protagonista di Giochi di guerra, si trova in una sala videogiochi, davanti a un gioco di avventure spaziali che conduce con equilibrio e fantasia. Arriva a scuola tardi e c’è la solita scena: l’insegnante autoritario umilia e punisce il ragazzo Tom Sawyer, lo manda dal preside, dove riesce a ottenere il codice di accesso al sistema informatico della scuola. Tornato a casa, utilizza il proprio Pc per accedere ai registri scolastici e per cambiare un voto ingiusto. Pensa per sé e mette in discussione l’autorità. Al momento cruciale si precipita in biblioteca e fa ricerche sulla vita di un fisico, compulsa pubblicazioni scientifiche, esamina file su microfilm - non per far piacere al Sistema ma alla ricerca del suo Sacro Graal personale. Osservate come esista qui una nuova dimensione di etica elettronica e di legalità quantistica. Il Capitano e Matthew non compiono alcun atto di violenza fisica, nessun furto di beni materiali. Il Capitano elabora alcuni dati su computer e decide per sé. Matthew riorganizza dei grappoli di elettroni immagazzinati su un chip. Cercano l’indipendenza, non il controllo sugli altri.

Il Cyberpunk come modello di ruolo per il secolo XXI

La tradizione dell’individuo che “pensa per sé” risale agli albori della storia umana. Anzi, la stessa etichetta della nostra specie, Homo sapiens, ci definisce come gli animali che pensano. Se la nostra funzione genetica consiste nel computare (‘pensare’ in latino), ne consegue che le epoche e le fasi della storia umana finora sono state larvali, o preparatorie. Dopo le fasi da insetti della sottomissione ai pool genetici, la forma matura del ciclo vitale umano è rappresentata dall’individuo che pensa per sé. Ora che siamo agli albori dell’era informatica, saremo pronti ad assumere la nostra funzione genetica?

estratti da Timothy Leary "Caos e cibercultura", 1994

fonte: www.urla.com

 
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