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MASS MEDIA E DROGHE

“Non è la ricerca dell’oblio ciò che mi preme bensì la sua distruzione. Chi lo nutre è mio nemico” (1)

Le pratiche e i riti del ballo da sempre sono associati a molteplici fattori di rischio quali alcool, sostanze stupefacenti, condotte sessuali, lo stesso sfondamento dei confini temporali è una trasgressione.

Nella cultura contemporanea la manipolazione delle informazioni da parte della classe politica dominante è il fulcro sul quale si poggia spesso il loro potere, realizzato attraverso messaggi subliminali nelle menti dei riceventi.

Tutti i mezzi di comunicazione di massa, specie la televisione, sono mezzi di propaganda politica e tutela del potere stesso attraverso capri espiatori che fanno leva sull’ignoranza della massa. Tali mezzi, attraverso l’imposizione nel tempo d’accezioni negative, hanno creato la cosiddetta opinione pubblica: una morale fondamentalmente imposta, funzionale alla tutela del potere dell’establishement, in fondo, si sa, l’unione fa la forza (2). Seconda Sarah Thornton (vedi note),le sottoculture si sviluppano grazie ai media: "I media imprimono uno sviluppo ai movimenti giovanili nello stesso modo in cui li distorcono… i media e le altre industrie culturali sono presenti ed efficaci fin dall’inizio” (3). Chi frequenta i club si riferisce alle sottoculture inerenti definendole “underground”, ovvero in opposizione alla produzione e al consumo di massa, riferendosi ad un’élite di persone che amano la controtendenza, l’opposizione dei genitori e dei media (che possono divulgare la conoscenza elitaria agli altri) e rifuggono dalle categorizzazioni sociali definitive.

Attraverso l’uso del “panico morale” (servizi giornalisti negativi) è celebrata la trasgressività dell’underground: “La prima pagina su un giornale scandalistico, anche se a suo modo distorta, è spesso una profezia che si autodetermina; può far sviluppare in modo durevole la moda più effimera” (4). Infatti dopo una prima ondata di titoli e recensioni negative (che fanno vendere), la sensazionalità della notizia si disperde come polvere nell’aria e si passa ai servizi positivi che decretano la morte di questi movimenti. Effettivamente la costruzione di un’immagine negativa (Sex Pistols, Madonna, per citare alcuni esempi di panico morale in ambito musicale), favorisce l’esposizione mediatica su larga scala e mitiga le accusa di “vendersi” (5): per una sottocultura integrarsi nella cultura dominante significa commercializzarsi e perdere i segni sovversivi che l’hanno caratterizzata fino a quel momento… divenendo parte del mainstream e quindi di massa.

I mod, i rocker, gli hippy, i punk e i dark hanno avuto tutti la loro prima pagina sui giornali scandalistici e, in un certo senso, c’è sempre l’aspettativa che una determinata scena underground divenga l’argomento dell’indignazione dei media. (6)

Quando si parla di mondo della notte e giovani, il principale argomento cui si fa riferimento è sicuramente l’uso delle droghe, come se durante qualsiasi giorno della settimana non ci sia consumo di sostanze stupefacenti: non solo tra i giovani, ma in tutte le classi sociali e di reddito e aree geografiche del mondo.

E’ opinione comune tra gli addetti ai lavori, che vi sia un linciaggio verso l’underground giovanile, specialmente nell’ambiente techno, che di fatto negli ultimi anni, a causa di queste manipolazioni, ha subito un forte calo, riducendo l’offerta a pochi locali o raduni nei quali i ragazzi possono ascoltare e ballare questo tipo di musica: questo perché tutti gli organizzatori di questi eventi vanno incontro a numerosi problemi soprattutto con le forze dell’ordine (che sono sempre pronti a scagliarsi contro di loro in prima persona oltre che contro chi vi partecipa, con ogni mezzo pur di “bucare” la serata) e media, togliendo la passione a chi ama questo genere musicale.

Ma per focalizzare meglio il fenomeno è opportuna una breve analisi dell’argomento preferito dai media in quest’ultimo periodo: l’ecstasy o MDMA.

Le sue origini risalgono al 1914 quando una compagnia tedesca sintetizza la sostanza per scopi puramente scientifici, successivamente è utilizzata dall’esercito americano per ridurre gli effetti della fame ai soldati in guerra e dare loro la sensazione di essere invincibili.

Negli anni sessanta si diffonde in California, e negli anni settanta gli psichiatri sono soliti prescriverla ai pazienti in psicoterapia con difficoltà di verbalizzazione; successivamente alcuni studi hanno evidenziato la neurotossicità del prodotto sicché nel 1985 la DEA (drug enforcement administration) ne vietò l’uso e l’utilizzo.

Gli effetti che i consumatori ricercano nell’ecstasy sono:

  1. Aumento delle percezioni sensoriali;
  2. Aumento della fiducia in se stessi;
  3. Aumento della sensualità;
  4. Maggiore capacità comunicativa;
  5. Disinibizione;
  6. Potenziamento della resistenza fisica.

Una volta svaniti gli effetti “positivi”, si può accusare stanchezza, depressione, irascibilità, paranoia, apatia. Le morti collegate all’uso di ecstasy sono per lo più causate da disidratazione, scarsa ventilazione ed eccessiva temperatura corporea.

Quand’anche ci sia il pericolo di morte, allarmismo e l’opposizione da parte della società verso i raves e le techno-disco appare eccessivo: è vero che i ragazzi frequentando questi raduni o le discoteche entrano in contatto con persone che fanno uso di queste sostanze (e potrebbero aver voglia anche loro di provare), tuttavia ciò significa che conoscendo qualcuno che è alcolizzato e che s’incontra durante il fine settimana si finisce per diventare alcolizzati.

Secondo quanto analizzato finora, la vera paura di chi ostacola i raves consiste nel fatto che chi li frequenta è al di fuori del controllo di stato e genitori e chi organizza e frequenta i raves ha il controllo della loro mancanza di controllo.

Dalla notte dei tempi la musica è strettamente legata all’uso delle droghe e sostanze varie. Nel corso Novecento molte sono state le associazioni musica-danza-sostanze, solo per citarne alcune: · negli anni venti il ballo era una sorta di catalizzatore negativo per tutte le ragazze “bene”, una possibile strada verso la corruzione e l’alcol, oltre che un comportamento poco dignitoso e offensivo per chi guardava; · negli anni cinquanta con l’esplosione del rock’n’roll a quanto sopra si aggiunge un nuovo fattore discriminante: la droga!

Qualunque sia l’opinione di ognuno di noi riguardo alle droghe, un milione e mezzo di persone che percorre migliaia di chilometri per andare alla Love Parade di Berlino per celebrare la techno, non può essere considerata semplicemente un ammasso di impasticcati.

L’autorevole rivista di cultura e musica dance inglese Mixmag, circa due mesi fa ha pubblicato un importante documento di studio, elaborato dall’Ufficio Centrale del New York Drugs Enforcement Agency e riguardante l’analisi approfondita del fenomeno droga abbinato al mondo della musica dance, facendo naturalmente riferimento alla situazione del Regno Unito, paese primo in classifica in Europa per l’uso di droghe sintetiche all’interno dei locali/raves techno-house. Ricordiamo che l’Italia in questa triste classifica si situava fino a qualche anno fa al 5° posto, dopo Inghilterra, Irlanda del Nord, Olanda e Svizzera.

Comunque sia, poniamo l’attenzione sul grafico sottostante (...) per capire quali sono state le droghe sintetiche che l’anno scorso in Inghilterra, ma in generale in tutta Europa, si sono sviluppate e si stanno sviluppando in uso e spaccio.

Ecco i nomi più pericolosi: Chetamina e GHB.

La prima, sottoforma di polvere bianca, è un “anestetico dissociativo” potentissimo, usato principalmente in veterinaria. Provoca degli effetti simili a quelli della cocaina ma molto più forti e dannosi. Sono già cinque anni che gira nei club inglesi, ma solo ultimamente è diventata molto famosa. La maggior parte delle persone che la usa per la prima volta, decidono di non toccarla mai più. Il cosiddetto “down effect” è devastante: vomito, cambiamento irruente degli stati d’animo, violenza, perdita “del tempo in cui si vive”; in pratica dissocia la mente dell’uomo dalla realtà circostante. Causa dipendenza psicologica.

Il GHB era una sostanza sconosciuta fino ad un paio d’anni fa. Si presenta sotto forma di un liquido di colore blu/azzurro, ma anche in forma di polvere. È stato inventato negli anni 50 in Francia come anestetico per uso umano. Il contributo della divulgazione di questa droga è per merito del Sud D’Africa, che lo produceva e lo esportava in tutto il mondo a livelli industriali, prima della 2000, anno in cui è diventato illegale. Ha gli stessi effetti delle pasticche d’ecstasy (è chiamato anche “Liquid Exstacy”), solo che ha una pericolosità più alta dovuta al fatto che la soglia tra una dose normale ed una “overdose” è molto sottile: basta eccedere di poco per rischiare un blocco coronario e quindi la morte. I contro effetti sono: sonnolenza, convulsioni, depressione e coma. In Italia è ancora molto raro.

Come si può evincere dal grafico, tranne per la cocaina e speed, il consumo di droghe sintetiche è aumentato in alcuni casi anche di molto (es.: popper). Questo fenomeno è una costante in tutta Europa ed anche in Italia

Occorre fare INFORMAZIONE e far conoscere alle persone a cosa vanno in contro. È inutile fare propaganda proibizionista, i risultati sono stati sempre negativi. Le autorità devono preoccuparsi di stendere un piano d’educazione e di comportamento da rispettare nel caso si voglia davvero assumere sostanze stupefacenti sintetiche, che istruisca ed illustri i pericoli che celano pasticche, polveri e liquidi.

Qui di seguito è riportato il manifesto della Street Rave Parade, svoltasi a Bologna lo scorso 23 Giugno 2001 e relativo comunicato stampa (il tutto è tratto dal sito del Livello 57, www.ecn.org/livello57) (...)

Personalmente ho partecipato all’evento, anche se purtroppo ho perso la parata per le principali vie della città. Posso comunque affermare che sicuramente questa manifestazione, seppur priva del colore che mi aspettavo di trovare, è un gran passo avanti nella scena italiana dei raves. Sicuramente è stata un po’ troppo politicizzata, ma d'altronde non poteva essere altrimenti, visto la totale chiusura culturale dell’Italia nei confronti dei raves: non è possibile organizzare un raves di quella portata senza manifestare il proprio disappunto verso una società che ci opprime e addita quotidianamente.

I giovani non credono più nella politica o nella religione e, forse, trovano nelle discoteche e nei raves l’ordine della vita, in fondo il fascino del proibito e la conferma della norma sono le due facce della stessa medaglia.

Note

(1) Andrea Natella – Serena Tinari, Rave off, p. 61, Castelvecchi, Roma marzo 1996
(2) Andrea Natella – Serena Tinari, Rave off, p. 63, Castelvecchi, Roma marzo 1996
(3) Sarah Thornton, Dai club ai rave, p.156, Feltrinelli, Milano aprile 1998
(4) Sarah Thornton, Dai club ai rave, p.173, Feltrinelli, Milano aprile 1998
(5) Sarah Thornton, Dai club ai rave, p.177, Feltrinelli, Milano aprile 1998
(6) Sarah Thornton, Dai club ai rave, p.173, Feltrinelli, Milano aprile 1998

fonte: http://groups.yahoo.com/group/RitiDiGoa

 
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