INTERVISTA A TIMOTHY LEARY di Silvia BizioI medici gli hanno dato un mese di vita e lui, il profeta del cyber e dell'Lsd, racconta il suo rapporto con la morte e la felicità Los Angeles - Timothy Leary ha più o meno un mese di vita (un cancro inoperabile rende la fine dei suoi giorni terreni imminente) ed è felice. A 74 anni, il profeta forse più significativo della contestazione americana e dell'uso dell'Lsd si prepara a morire come ha sempre vissuto: come un ribelle. Infatti, Leary è addirittura entusiasta ed eccitato mentre discutiamo amabilmente, con amici e giornalisti, il "grande" e finale momento della sua vita. Un'intervista apparsa sul Los Angeles Time nei giorni scorsi ha reso improvvisamente note a tutti gli amici e conoscenti le notizie sulla sua salute, e ora anche chi non lo vedeva da tempo sente il bisogno di stargli vicino, di sapere di più, di avere da lui un ultimo tocco di quella sua saggezza iconoclasta. Nella sua casa di LA il telefono squilla in continuazione, folle di amici entrano ed escono in un flusso senza interruzione, e Timothy Leary, il viso indubbiamente scavato rispetto a qualche mese fa, la barba bianca di vari giorni, il sorriso sulle labbra, affronta con forza ammirevole l'impresa quasi impossibile di prestare attenzione a tutti. Rassicura, dà pacche sulle spalle, abbraccia gli amici e scaccia qualunque parvenza di tristezza in chi gli sta attorno. "Sto benissimo, ci stiamo divertendo", esordisce. Da mesi, da quando è venuto a conoscenza, lo scorso gennaio, dell'ineluttabilità della sua condizione fisica, si prepara alla morte, studiandola, scrivendo le sue riflessioni su pagine e pagine che faranno parte di un libro-documento sulla qualità della vita che spera verrà pubblicato dopo la sua morte. Trova, nel disordine di fogli svolazzanti, quello che cercava, un tabella dal titolo Il Punteggio Edonista che dovrà servire, a chi gli sarà vicino alla fine, per decidere se il suo rapporto Piacere-Dolore sarà tale da invitare i medici a terminare ogni forma di sostegno vitale artificiale (ove lui stesso non fosse in condizione mentale per farlo). "La tabella della qualità della vita ti permette di determinare il tuo punteggio edonista, cioè le priorità e i valori che rendono la tua vita degna di essere vissuta", spiega. "Ci sono diciannove elementi, che vanno dalla tua abilità con i computer alla confidenza sessuale, dalla capacità mentale a quella fisica, dal tuo gusto nei cibi e nei vestiti al tuo spirito vitale. Puoi calcolare il tuo punteggio in qualunque momento della tua vita, e cambiarne le dimensioni e gli elementi a tuo piacere. Mettendo a confronto il tuo punteggio edonista con quello degli altri non solo hai un modo per definire te stesso, per capire cosa è che rende la vita piacevole od orribile per te - dandoti anche un interessante elemento di conversazione - ma anche quando è arrivato il momento di evitare la Vittimizzazione Terminale, quando è il momento di De-Animarti volontariamente, gioiosamente, generosamente. Il punteggio della qualità della vita dovrebbe far parte del testamento vivente di ognuno, per permettere ai tuoi veri amici di salvarti dalla Vittimizzazione da Carriera". Parla pieno di energia come sempre, fumando una sigaretta dopo l'altra, passando da un pensiero all'altro, soffermandosi ogni tanto per chiedere se quello che dice ha un senso logico per chi gli sta attorno. Soprattutto, parla con sincero entusiasmo della morte: "Mi diverte particolarmente perchè la morte, come quanto uno guadagna, è un soggetto tabù per la nostra cultura" dice. "E' vero, io stesso non ne ho parlato molto nel passato, ma la morte mi ha sempre interessato, è un'estensione della vita, sono anni che studio queste cose". D: Come mai la morte è sempre stata un tabù? per paura? "La paura è reale, ma la Religione, l'Associazione Medica Americana e il governo se ne sono appropriati facendone la loro verità. Sono loro a voler determinare le regole della morte, e non permettono che gente come me ne parli in un modo che loro non ritengono appropriato. Come al solito spingo tutti a seguire il mio motto: pensa per te stesso, metti in dubbio l'autorità". D: Le è mai capitato nel passato di avere esperienze simili a un trapasso grazie all'uso delle droghe? "Oh, certo, è una cosa che succede regolarmente, con il Peyote o l'Lsd. Non posso sapere ora come la morte mi si manifesterà: spero che gli ultimi minuti siano un'incredibile esperienza senza tempo e senza spazio, più grande e migliore di qualsiasi esperienza di morte io abbia avuto nel passato, e cerco di prepararmi ad affrontarla con la mente più aperta possibile, per poter imparare. Non so nemmeno che cosa, penso solo sia il mio dovere, come essere umano pensante alla fine del Ventesimo secolo, lavorare sulle grandi questioni: sono affascinato, e come ogni esploratore voglio venir sorpreso". D: Pensa ci sarà un modo per farci sapere dall'Aldilà quello che ha imparato? (Scoppia a ridere) "Non nel senso classico buddista, no. Ma per quanto mi riguarda, penso che io stesso mi sono reincarnato più di una volta nella mia vita! Il modo in cui la vedi è questo: una parte del cervello non fa altro che controllare i meccanismi del corpo, e quando tutti gli scenari cominceranno a mandare al cervello il segnale del tipo "guarda che qui ci stiamo De-Animando", in particolare quando lo farà il cuore, il cervello assumerà un'enorme consapevolezza e, credo, sarà in grado di insegnarci molto in quell'istante. E il corpo può morire, ma il cervello non è limitato al corpo. Abbiamo fatto passi da gigante nello studio del cervello. Nessuno di noi davvero capiva cosa succedeva quando prendevamo droghe psichedeliche negli anni Sessanta, perchè dovevamo usare il linguaggio mistico del passato - termini indù come Satori e Samhadi, termini occulti come Illuminazione e Trascendentale. Non avevamo le metafore scientifiche per capire cosa stavamo facendo". D: E ora le abbiamo? "Sì. grazie ai computer che ci hanno permesso di cominciare a capire come funziona il cervello. Non a caso tante persone che oggi lavorano con il personal computer hanno fatto esperimenti con l'Lsd: i computer ci aiutano a capire come il cervello acquisisce le informazioni e, nel momento in cui si avvicina la morte, tutti quei processi diventano più intensi e più rapidi che mai". D: Non ha mai pensato di creare le condizioni per poter avere una comunicazione interattiva con gli studenti, nel futuro? "Come no, è esattamente quello che stiamo facendo! Stiamo sviluppando un Cd Rom - finanziato da una compagnia giapponese - che permetterà alla gente di entrare nella mia casa, visitare il mio salotto e la mia biblioteca, entrare e uscire dalla mia sala di lettura, leggere i miei libri, non solo quelli che io ho scritto, ma quelli che posseggo e che i miei amici continueranno a digitare quando il mio corpo, fisico non ci sarà più. La mia casa è il mio archivio, e io apparirò per accogliere chi si è collegato con me, entrando e uscendo ogni tanto dallo schermo. Io apparirò con i miei commenti nella prima pagina e poi, insieme alla persona che si è collegata con la mia casa, potremo rivedere insieme quello che ha scritto. Due ore a settimana ci sarà anche un collegamento in diretta tra tutte le persone che saranno in comunicazione con me sul Web. Insomma, morirò ma non ho nessuna intenzione di sparire". fonte: La Repubblica - 30 Agosto 1995
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