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LSD E MONOPOLIO CATTOLICO DELLA MISTICA
di Filippo degli Sperti

Vorrei partire da una comunicazione personale di Grof circa l'interesse che a metà degli anni sessanta manifestò la dirigenza della chiesa cattolica negli USA per una verifica circa le potenzialità mistiche dell'LSD...

Considerazioni antiproibizionistiche.

Vorrei partire da una comunicazione personale di Grof circa l’interesse che a metà degli anni sessanta manifestò la dirigenza della chiesa cattolica negli USA per una verifica circa le potenzialità mistiche dell’LSD. La ricerca che doveva coinvolgere giovani seminaristi volontari non ebbe mai luogo per il dilagare del movimento psichedelico che travolse i confini del privato in cui si pensava di contenere l’esperienza con questa strana sostanza. Questa storiella di cui non si ebbe notizia è emblematica circa il fatto che l’interesse per gli SNOC comunque indotti, compresi quindi quelli indotti da sostanze, taglia trasversalmente il tessuto sociale e coinvolge anche chi non ti aspetteresti di trovare. L’attuale consumo di cannabis, concordo pienamente con l’amico Rattus norvegicus, specie nel nostro paese, presenta curiose similitudini con la masturbazione, qualcosa che tutti hanno praticato ho possono praticare ma di cui molti si vergognano se costretti ad ammetterlo pubblicamente, alcuni personaggi pubblici sono arrivati ad ammettere che sì, hanno fatto qualche tiro… ma senza respirarlo!

Questi due esempi mi inducono a credere che la contrapposizione frontale tra proibizionismo e anti proibizionismo, pur oggettivamente esistente, non consenta di comprendere il fenomeno in tutta la sua complessità e che tale contrapposizione sia, più che altro, rappresentativa di un confronto politico di vertice poco interessato all’oggetto reale della questione. Se si analizzano quei ridicoli teatrini televisivi in cui si “parla di droga” con gli onnipresenti Don Camillo di turno, si vedrà che l’unico tema reale che lì si manifesta è l’emotività debordante e incontrollata. E’ il linguaggio dei corpi che prevale sul linguaggio dei tecnici o presunti tali, ma se il coinvolgimento personale è così forte ciò significa che il tema delle “droghe” tradisce passionalità e fantasmi d’antica data e che questi fantasmi hanno a che fare con altri temi che sono occultati.

Qualunque sistema di dominio consolida e mantiene il suo potere solo se riesce a “convincere” i suoi sudditi della bontà e della validità intrinseca delle sue proposte, ogni suddito deve interiorizzare e fare sue queste proposte, almeno in parte e almeno nei valori essenziali che determinano il patto sociale. L’accettazione delle regole di base, non è un problema se poi sono sistematicamente trasgredite, l’autocensura che libera il potere dall’odiosa incombenza di manifestarsi per quel che è, la dipendenza dagli archetipi genitoriali del potere diffuso che secondo i casi o i momenti punisce, assolve, consola, emargina, provvede.

Ma il capolavoro politico di un sistema di dominio si realizza quando il suo potere diventa “invisibile”, esattamente come l’acqua non è visibile ai pesci che in essa ci vivono. Tutto ciò come ci insegna Foucault esige una gestione capillare del potere ed un’articolata suddivisione dei compiti, la cura e la gestione dei corpi affidata alla classe medica con un preciso atto fondativo a partire dalla metà del 1600 (fondazione a Parigi dell'Hôpital Général), la cura e la gestione delle anime affidata a professionisti del settore che si sono legittimati a partire dall’epoca dell’imperatore Costantino. Secoli di caccia alle streghe, di Inquisizione, di uniformazione psichiatrica non sono stati sufficienti ad incanalare ciò che non può essere oggetto di normativa: il sogno, la creatività, il desiderio, l'autonomia della coscienza. Scrive Piero Coppo sull'ultimo numero di "Altrove" che:

"Ogni cultura sta in equilibrio tra colto e incolto, ordine e disordine. Ha un piede da una parte e uno dall’altra. Ha bisogno delle due dimensioni: se si sbilancia troppo verso l’ordine, perde contatto con le sorgenti della forza vitale, con le radici immerse nella trasmutazione perenne, s’inaridisce, diventa macchina e muore; se si sbilancia troppo verso il mondo incolto, ne è invasa, inflazionata e perde contatto con l’ambiente e controllo sul suo divenire" (Altrove n.8, Nautilus Ed., Torino, 2001).

Ed è proprio qui che sta la forza del dispositivo, nel comprendere che la promessa di cambiamento indotta dalle sostanze non problematiche, gli psichedelici, cannabis compresa, non è "controllabile" neppure dai poteri delegati a tale controllo per la stessa natura dei processi che in questi consumi si manifestano. E' la specificità di queste sostanze ad impedire una disciplina esterna alle medesime, alleate del sogno e della "follia", agiscono come potenti strumenti di destrutturazione del percepito, di decondizionamento, rimettono in discussione le certezze circa la realtà, interrogano sui destini ultimi, provocano potenti movimenti emozionali, consentono di svelare i giochi, di vedere "l'acqua" in cui viviamo.

Il compianto Terence McKenna scriveva che gli anatemi della chiesa cattolica nei confronti della povera piantina di canapa sono probabilmente dovuti ad un timore radicato di espropriazione, non dissimile da ciò che accadde con i primi movimenti Riformati che, rivendicando libertà di predicazione anche ai laici, appunto espropriarono i religiosi del loro principale strumento di potere: il monopolio del linguaggio in materia di spiritualità. E' evidente che simili atteggiamenti non sono privi di aspetti fantasmatici, il dispositivo non si nutre di esclusivi dati di realtà concreta e oggettiva, ho il sospetto che in passato altre "chiese" abbiano intravisto nella diffusione di queste sostanze, pericoli sempre a cavallo tra fantasia e realtà, un rifiuto dei meccanismi di produzione, dei tempi e dei modi in cui si attuano i processi lavorativi che non era gradito ai cavalieri del lavoro ma neppure all’etica della gloriosa tradizione operaista dalle "mani callose".

E le esaltazioni non sono mancate neppure sulla sponda opposta, da Timothy Leary che voleva fare una Rivoluzione psichedelica e richiese alla Sandoz un kilogrammo di LSD, a quanti, anni fa, discettavano sull'esistenza di droghe di destra e di sinistra e via discorrendo. Fatto salvo che occorre ben altro per sovvertire un sistema e che le preoccupazioni per la salute pubblica non reggono alla prova dei fatti, ci si chiede quali sono e dove sono i veri motivi di resistenza ad un cambiamento di rotta verso i consumi non problematici. Una vera liberalizzazione della cannabis e dei suoi derivati, simile a ciò che accade da secoli per l’uva e il vino, non comporterebbe nemmeno, nell’immediato un sostanziale aumento dei consumi per il semplice motivo che gli attuali consumi sono già notevolmente alti.

Il vero problema dunque è quello della legittimazione giuridica e formale di tutta la questione, un passo che ancora da molti, è percepito come un pericoloso cedimento dalle conseguenze imprevedibili. Sovraccaricare di emotività le questioni politiche e sociali è una tecnica molto italiana già sperimentata in passato per il divorzio e l’aborto, le capacità organizzative dei consumatori, la ripresa di interesse per la coltivazione della canapa industriale e l’uso terapeutico cui si presta la sostanza per diverse patologie, stanno lentamente ma inesorabilmente inclinando il dispositivo verso la legittimazione per la quale è solo questione di tempo.

Più complessa si presenta la faccenda per i fratelli maggiori della canapa, gli allucinogeni o psichedelici o enteogeni che dir si voglia. L’analisi storica e antropologica non lascia dubbi al riguardo, l’uso di queste sostanze ai quattro angoli del mondo ha sempre avuto finalità curative o sciamanico-spirituali all’interno di codici fortemente ritualizzati. L’anno 391 che segna la fine di Eleusi, decreta anche simbolicamente, la scomparsa in Europa di ogni cerimoniale liturgico fondato sull’uso di sostanze psichedeliche. Il nuovo dispositivo sarà perfezionato in seguito dai teologi della Scolastica con la distinzione tra estasi soprannaturale, spontanea e di natura divina, ed estasi extranaturale, di natura diabolica e pagana, un passo che consentirà di ratificare il lavoro del carnefice. E bisognerà attendere la metà del 1800 per ritrovare, a Parigi, nel cerchio dei “poeti maledetti” una forma organizzata di consumo collettivo; ma è a cominciare dall’isolamento della mescalina da parte di A. Heffter nel 1896 e delle successive ricerche di Beringer ed altri, che queste sostanze entrano per la prima volta nel circuito di attenzione delle scienze positiviste e della medicina.

E la medicina psichiatrica nel giro di pochi decenni non può che sancire l’inevitabile, gli allucinogeni sono psicotomimetici, imitano ed inducono gravi forme di psicosi. Ciononostante negli anni '50 e '60 anche in Italia (Sanguineti, Gamna, Giberti ed altri) si intraprendono ricerche per valutare le potenzialità diagnostiche e psicoterapeutiche dell'LSD, noncuranti dell’evidente contraddizione in atto. Nel 1973 Grof chiude l'ultima ricerca autorizzata dal governo americano che sancisce l'inutilità di queste sostanze dal punto di vista terapeutico, a partire dall'inizio degli anni novanta fino ai giorni nostri vi sarà una ripresa di interesse per l'applicazione con nuove ricerche sull'ibogaina, sulla ketamina ed altro, che si accompagnano all'eccezione svizzera in cui l'utilizzo psicoterapeutico di MDMA e LSD non si è praticamente quasi mai interrotto.

Questa è in estrema sintesi l'evoluzione storica del fenomeno dal punto di vista medico e psicoterapeutico, ho volutamente tralasciato la questione dei consumi "alternativi" poiché credo sia abbastanza conosciuta ai più. Fuori dell’Europa i culti residuali centrati sull'uso di psichedelici (Chiesa Nativa Americana in USA - Peyotl, Santo Daime in Brasile - Ayahuasca, Bwiti in Gabon - Iboga) sono sopravvissuti attraverso l'attuazione di un dispositivo di compromesso che è quello dei culti sincretici, in cui compaiono superficialmente temi e liturgie legate alla cristianizzazione. Il potenziale euristico degli stati non ordinari di coscienza (SNOC) indotti dalle sostanze psichedeliche è in grado di autogenerare un dispositivo suo proprio che non si piega ad “esigenze” contingenti esterne di natura biopolitica, che pretendano di direzionare i percorsi nascenti verso finalità “utilitaristiche” o comunque sovradeterminate.

Questo è il tema centrale della vicenda, gli psichedelici reclamano totale autonomia nella loro azione e i rituali e le conoscenze che li accompagnano si sono organizzati intorno alla loro funzione per dare un senso a ciò che accade, per impedire che la mente si perda nell’immensità che si apre davanti a noi. Ma l’operazione inversa, costringere l’esperienza all’interno di dispositivi precostituiti non può funzionare neppure quando le intenzioni sono “buone” o “terapeutiche” o “psicoterapeutiche”. Questo è il boccone amaro e indigesto che le multinazionali farmaceutiche, la medicina, le Scuole psicoterapiche più conosciute non credo siano disposte ad ingoiare. E i maestri, gli ordinatori del dispositivo esperienziale psichedelico, necessariamente abitano altrove, fuori delle rotte conosciute e sempre più rari. Sebbene siano molte le “teste pensanti” che hanno capito quanto sopra (T. Leary, R. Metzner, R. Alpert, A. Huxley, J. Lilly, W. Pahnke, F. Lake, D. Cooper e R. Laing tanto per citarne alcuni) l’unico, che io sappia, che ne abbia tratto una visione teorica esaustiva nel nostro sistema di pensiero, è stato Stanislav Grof.

Il ricercatore di Praga, ormai naturalizzato americano, attraverso le proprie autoesperienze e diverse migliaia di sessioni con LSD, ha individuato nelle matrici perinatali e negli eventi transpersonali una nuova dimensione da lui definita “olotropica”, di espansione della mente. Ora io credo che il consumo non problematico sia tale non solo per le caratteristiche della sostanza X o Y ma soprattutto perché esistono consumatori intelligenti che sanno distinguere, valutare, che apprendono dalle loro esperienze e le mettono a disposizione degli altri, che si interrogano e si aggiornano evitando di trasformarsi da psiconauti in psiconaufraghi; più che mai ciò si rende necessario quando si ha a che fare con sostanze che qualcuno, in tempi non sospetti, denominò: la “carne degli Dei”.

fonte: www.rekombinant.org

 
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