STRUTTURE ALLUCINOGENE E BIOCHIMICA DEL CERVELLO di Parolevive Sono state schedate circa sessanta tipi di sostanze allucinogene dagli esperti in questo campo. Tra queste soltanto una ventina sarebbero di uso corrente, e tutte, ad eccezione della canapa indiana, conterebbero degli alcaloidi. Ma noi conosciamo più di ventimila alcaloidi; come mai allora solo alcune sostanze sono attive? Ecco come può essere posto il delicato problema dei rapporti tra struttura chimica e attività fisiologica a risolvere. In materia di chimica strutturale, sono stati fatti notevoli progressi in questi ultimi anni con le possibilità di confrontare le disposizioni spaziali delle molecole visualizzandole sullo schermo di un cervello elettronico. La prima caratteristica che balza all’occhio di chi osserva è il fatto che tutte le molecole di sostanza allucinogene posseggono nella loro struttura un atomo di azoto. L’azoto nelle molecole, non ben definite: lo si può infatti trovare o nella struttura specifica del nucleo indolico (e questa è la situazione più frequente) o su una catena laterale fissata ad un nucleo benzenico, per esempio, nella mescalina. Le piante sono capaci di operare trasformazioni metaboliche davvero singolari; molte altre specie ”fabbricano” degli alcaloidi indolici attivi. Partendo da due comuni amminoacidi presenti in tutti gli alimenti e in tutte le cellule, alcune piante sono capaci di fabbricare potenti armi chimiche. La molecola della mescalina è costituita sul modello di quelle dell’adrenalina e della noradrenalina, sostanze indispensabili al funzionamento del sistema nervoso e alla trasmissione dell’impulso, note comunemente come mediatori chimici. Tutte e tre queste molecole derivano da una medesima molecola-madre, la tirosina; essa dunque si assomigliano quasi fossero sorelle con alcune piccole differenze. Una quarta sostanza che fa parte della famiglia e anch’essa proviene dal regno vegetale: è l’efedrina. Le proprietà psicoattive dell’efedrina erano già note in Cina in tempi molto antichi; da queste sarebbe nota l’ispirazione per le sintesi dell’anfetamina e dei suoi derivati. Le piante dell’America meridionale con le quali gli indiani preparano una bevanda chiamata yoge o yajè o cappi, secondo le tribù; il consumo rituale di queste bevande e le loro molteplici destinazioni ne fanno delle droghe allucinogene tra le più ricercate nel bacino del Rio delle Amazzoni. Un altro mediatore chimico è la serotina, che ha un ruolo di primaria importanza, pur non essendo del tutto chiaro il meccanismo del suo funzionamento nel sistema nervoso. Si sa che essa facilita il passaggio dell’impulso nervoso da una cellula all’altra in determinate zone del cervello. Sembra che la trasmissione dell’impulso nervoso dipenda dalla presenza di un fattore positivo: l’acetilcolina (che favorisce il passaggio) e da un fattore negativo equilibrante, la serotonina appunto. Grazie alla serotonina e a molti altri mediatori chimici, che le numerose ricerche sul cervello fatte in questi ultimi anni hanno permesso di evidenziare, l’informazione circola tra le cellule cerebrali ognuna delle quali può entrare contemporaneamente in contatto con altre cellule consorelle. Il nostro sistema nervoso con i suoi venti miliardi di cellule o neuroni può dunque essere considerato il più gigantesco dei calcolatori. Nel cervello, la scorta di serotonina è continuamente rinnovata. E’ inoltre interessante notare che anche l’urina contiene acido indolacetico. La serotonina non è un allucinogeno, anzi, in dosi più o meno modeste la si trova normalmente nell’organismo. Essa può divenire tale semplicemente dopo avere subito alcuno modificazioni chimiche, per esempio una metilazione. Dopo avere confrontato fra loro molte molecole indoliche, gli scienziati sarebbero giunti alla conclusione che la metilazione e la idrossilazione (reazioni entrambe molto comuni in biochimica) diminuiscono o aumentano le proprietà allucinogene di una data molecola. Secondo molti autori, le malattie mentali potrebbero considerarsi derivate dall’alterazione del metabolismo normale delle ammine biologiche: ciclizzazione dell’adrenalina in andrenocrono e blocco del suo metabolismo a questo livello; anomalo accumulo di acetilcolina, un’altra ammina fondamentale del sistema nervoso, o ancora accumulo eccessivo di serotonina seguito da una sua metilazione, ecc.. Alla fine, nel cervello, si determinerà un’anomala concentrazione di ammine indoliche troppo metilate e ciò determinerà la pazzia. Di qui a vedere negli allucinogeni le “molecole follia”, il passo è breve e molti autori non hanno esitato a farlo. C’è tuttavia una differenza: l’alienato fabbrica da se stesso i suoi allucinogeni, mentre il drogato va a cercarli; il primo li fabbrica nel suo cervello e ricostruisce la sua scorta continuamente, il secondo li prende a prestito dalle piante e non li usa se non in occasione dei suoi ”viaggi”. Quando il viaggio è terminato, il cervello ritroverà il suo equilibrio originario, non appena saranno state eliminate le molecole che lo alteravano... La questione degli allucinogeni è un problema scientifico di primo piano: la conoscenza della biochimica del cervello e della “secrezione del pensiero”. Per ora, ciò che sappiamo su questi fatti non si discosta molto dalla più totale ignoranza. Gli studi sul cervello tendono in questi ultimi anni a occupare molti studiosi: nei prossimi decenni certamente si arriverà alla scoperta del meccanismo di funzionamento del cervello. La complessità della struttura della corteccia cerebrale sia quella della sfera psichica hanno reso questo campo di studi particolarmente arduo per la scienza. Lo studio delle droghe rivela delle potenzialità inattese. Infatti gli effetti non risparmiano nessuna specie animale. Anche un ragno può dunque "perdere la testa”. Tale effetto si manifesta come un vero a proprio mutamento nel comportamento del ragno nel tessere la sua tela, visibile sintomo, secondo i biologi, di un sopraggiunto stato patologico. La forma delle tele e il suo disegno non sono lasciati alla libera ”inventiva” dell' aracnide, ma sono determinati dalla struttura del sistema nervoso. Il ragno sotto l’effetto della droga tesse tele irregolari, addirittura bucate, quindi per lo più inservibili ai fini della cattura degli insetti. Questa situazione si crea, ad esempio, quando si somministra all’animale della mescalina, dell’LSD o degli altri allucinogeni. Ma ciò che è sorprendente è il fatto che se si somministra a dei ragni sani del siero di sangue di un uomo schizofrenico, essi si mettono a tessere tele fantasiose, paragonabili a quelle che vengono fatte sotto l’effetto degli allucinogeni. Poichè, come facilmente si può comprendere, è molto difficile compiere esperimenti di questo tipo sull’uomo, la sperimentazione nel campo di studio, compiuta su animali si dimostra davvero utile, anche se le informazioni ottenute non sono di grande significato, dal momento che è proprio la diversità e complessità del suo cervello che l’uomo si distingue dall’animale. Ogni scoperta è frutto della curiosità, di un interrogativo che ci poniamo, di un passo verso l’incerto e anche verso l’improbabile. Come diceva Socrate, lo stupore deve essere alla base di tutte la scienza. fonte: http://karmenu.interfree.it
|