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DIONISO: IL DIO SCATENANTE
di Giorgio Colli

Sulla rottura estatica dell'individuazione hanno parlato Nietzsche - sia pure con una coloritura schopenhaueriana - e Rohde, con grande efficacia e ricchezza di informazione. Su questo punto le fonti sono unanimi, quelle più antiche e quelle più recenti: l'orgiasmo porta a una liberazione dai vincoli dell'individuo empirico, dalle condizioni della sua esistenza quotidiana, e questo nuovo stato viene chiamato mania, follia. Quindi lo stato del posseduto da Dioniso, ossia l'immagine del dio stesso nell'uomo, non è quello di un'estenuazione soporosa, di una perdita totale della coscienza, e neppure di una gesticolazione animalesca, bensì quello della follia, cioè uno stato della coscienza che si contrappone a quello "normale", quotidiano. Talora il risultato di questa mania è una visione, proprio come l'apice della iniziazione di Eleusi è dato dall'epopteia. Dice infatti Filone: "i posseduti dalla frenesia dionisiaca e coribantica giungono nell'estasi sino a vedere l'oggetto bramato". E in generale, caratteristico dell'orgiasmo dionisiaco è il subentrare di uno stato allucinatorio. Si dice nelle Baccanti di Euripide: "sulla terra scorre il latte, scorre il vino, scorre il nettare delle api", e ancora: "prendendo il tirso, una baccante percuote una roccia, onde sgorga una rugiadosa fonte di acqua; un'altra batte la terra con la ferula, e per lei il dio manda fuori una sorgente di vino; quelle poi colte dal desiderio della bianca bevanda con la punta delle dita sfioravano il terreno e avevano ruscelli di latte".

Il risultato conoscitivo, del resto, non appartiene soltanto alla sfera del capriccio visionario, come si addice al quadro del mito. Fonti antiche attribuiscono a Dioniso la potenza mantica, la sua divinazione sorge dallo stato orgiastico. Ma la visione del futuro è l'aspetto primigenio che assume la conoscenza della verità. Questo distacco conoscitivo si esalta in un distacco vitale, aprendo quella che è forse la contraddizione capitale di Dioniso. Il massimo impulso di appropriazione e di espansione di volontà di potenza e di volontà di vivere, lo slancio con tensione inaudita verso la pienezza, ecco che giunto al culmine estatico si ribalta in un disdegno per la vita, nel distacco supremo. La migliore esemplificazione sorge nella sfera della sessualità. Il fallo, com'è noto, risulta uno dei simboli preminenti di Dioniso, e la sua raffigurazione compare sempre nelle processioni dionisiache. È dunque evidente che Dioniso fosse considerato anche come il dio del desiderio, della tensione sessuale. Ma è pure vero che Dioniso stesso non è mai rappresentato itifallicamente: il fallo si accompagna a Dioniso, ma Dioniso ne è tenuto separato. Appare così un'allusione in profondità: altri dèi sono rappresentati itifallicamente, e tra essi un dio primario come Hermes. Rovesciamo ora la questione, considerando non il dio, ma il rituale. Nelle danze sacre per Artemide, in quanto dea della fecondità, ci si riferiva apertamente ad atti sessuali: per contro nel culto orgiastico di Dioniso manca qualsiasi documentazione analoga. Le baccanti rifiutano pervicacemente ogni rapporto sessuale, e risultano invincibili di fronte agli attacchi violenti di satiri e uomini: tale è l'indicazione costante delle testimonianze dell'arte figurativa, e in particolare delle pitture vascolari. Quindi non solo Dioniso non può considerarsi un dio della fecondità, contrariamente a quanto pensava Nietzsche, ma addirittura il dio non vuole che il desiderio dei suoi invasati giunga a compimento. Di fronte a questi dati, attribuire la castità delle baccanti alla sacralità dei rituali e dei misteri non è sufficiente. Del resto il quadro che del culto orgiastico di Dioniso ci da Euripide nelle Baccanti è la più limpida indicazione - talmente ribadita da non lasciare adito a dubbi interpretativi - che qui appunto si apre una frattura radicale alludente alla natura contraddittoria di Dioniso.

fonte: La Sapienza Greca, vol. 1, Adelphi, Milano 1977

 
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