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LE ESTASI UMANE
di Paolo Mantegazza

Riportiamo alcuni brani tratti dal testo pionieristico di Paolo Mantegazza sulle estasi umane.

Fonte: Paolo Mantegazza, 1887, Le estasi umane, Milano, 314 pp., ristampato nel 1939, Marzocco, Firenze (436 pp.), pp. 5-6, 14-22.

Spesso a farci conoscere bene un fatto psichico incerto e molto complesso e quindi, per l'una o per l'altra ragione, oscuro, meglio che a definirlo categoricamente, scolasticamente, gioca il segnare i confini suoi con altri fatti consimili e che ci sono meglio conosciuti nella loro natura. Anche il geografo, quando ci vuol descrivere un paese, incomincia a segnarcene i confini. Or bene l'estasi confina coll'ebbrezza, coll'allucinazione, col piacere, col sonnambulismo, col delirio, con la catalessi; senza essere né l'una né l'altra di tutte queste cose.
L'estasi è sempre uno stato eccezionale, passeggero, e la più parte degli uomini non l'ha mai provato. Taluni più rozzi e incolti durano fatica anche a immaginarselo. La sua bella etimologia greca ex-stasis, lo star fuori, esprime mirabilmente questo concetto. La parola estasi è dunque greca, ed i Greci più poeti dei Latini, dovettero conoscere meglio di questi uno stato di trascendente idealità. I Romani, gente positiva, pratica, popolo d'azione, non conobbero l'estasi, ma l'indicarono con perifrasi diverse: mentis excessus, animi abalienatio.
Se cercate nei nostri lessici il significato di estasi vi trovate: che esso è un sollevamento dell'anima alla contemplazione di cose che avanzano la condizione umanaî. Questa però non è una definizione né esatta, né scientifica; perché tutt'al più non può servire che ad esprimere l'estasi religiosa, una delle forme più comuni, ma non l'unica forma dell'estasi.
La mia definizione, s'io non m'inganno, esprime il fatto più essenziale, più caratteristico dello stato estatico.
L'ipnotismo è un sonno artificiale più o meno profondo, in cui alcune regioni del cervello restano come paralizzate, mentre altre invece vengono straordinariamente eccitate. Noi rendiamo artificialmente ipnotico un individuo, facendogli convergere gli occhi sopra i nostri occhi o sopra un corpo lucente o praticando i passi magnetici sul suo corpo.
Anche un rumore continuo e uniforme, uno strisciamento o palpamento tiepido e leggero, il suono d'un diapason, ecc., possono produrre stati consimili. Or bene, nell'estasi, invece di una sensazione esterna abbiamo un eccesso unilaterale di funzione del pensiero o di un affetto, per cui tutti gli altri organi cerebrali tacciono o, per dirlo con frase più scientifica, rimangono inattivi; e la nostra coscienza isolata dal mondo si concentra tutta quanta ad assorbire l'energia intensa, indefinita e indefinibile di un affetto o di un pensiero, che si trova in condizioni di esaltatissima attività.
Quasi sempre questo star fuori di sé (ec stasis), questo esaltarsi e concentrarsi di tutte le forze psichiche in un punto solo è accompagnato da una grande voluttà; per cui spesso si adopera la parola estasi per esprimere la voluttà amorosa o i piaceri estatici spinti al grado più alto.

[...] Le allucinazioni o visioni, la catalessi, il delirio, l'insensibilità generale o parziale, il sonnambulismo, le emorragie capillari della pelle sono fenomeni che possono trovarsi tutti assieme o alternativamente da soli in compagnia dello stato estatico, che produce e governa tutti questi svariati fenomeni della vita nervosa e di circolazione.
L'estasi però ha altri confini con fatti psichici meglio conosciuti, e questi sono il piacere e l'ebbrezza. Vi possono essere piaceri intensissimi senza estasi, e l'estasi può essere accompagnata dal piacere. Sono però due fatti, che camminano vicini, che si intrecciano spesso, che hanno fra di loro strettissimo vincolo di parentela. I piaceri più alti e più forti possono isolarci nel godimento di una sensazione sola; in quella concentrazione che abbiamo trovato nell'ipnotismo. Di qui all'estasi non vi ha che un breve passo.
Dall'altra parte, meno pochi casi eccezionali, l'estasi è sempre un rapimento pieno di voluttà, e chi l'ha provata una volta, se ne innamora, la pone in cima d'ogni altra gioia della vita, si studia di riprodurla più e più volte; finché l'estasi diviene lo scopo primo ed ultimo dell'esistenza, dinanzi a cui impallidisce ogni altro piacere. Si spunta ogni ambizione, si raffredda ogni fiamma di passione

[...]. Perché l'estasi produca tanta voluttà non è facile a dirsi. In generale i piaceri fisiologici sono tutti quanti conseguenza della soddisfazione di un bisogno; e quanto più il bisogno è intenso e irresistibile e tanto più forte è la voluttà che l'accompagna. In molte estasi invece si tratta di bisogni trascendenti creati da uno stato tutto particolare e spesso anormale dei nostri centri nervosi. Anzi talvolta è appunto la nessuna soddisfazione dei bisogni più prepotenti del nostro organismo che induce l'estasi religiosa o l'estasi dell'amore platonico; ed è allora che un desiderio violentissimo non mai soddisfatto e tenuto sempre allo stato potenziale sembra trasformare tutte quante le passioni in una passione sola, tute quante le voluttà in una voluttà sola; e la nostra coscienza aleggia vibrando, come farfalla crepuscolare, che, dinanzi al fiore, succhia il nettare senza muoversi dal proprio posto. Lo Spirito Santo foggiato nel mito cattolico, cioè la colomba con le ali aperte e sfolgorante nel centro d'una infinità di raggi luminosi, è forse l'immagine più fedele di questa forma d'estasi.
Anche l'ebbrezza ha rapporti intimi coll'estasi, e ne ha comuni molti caratteri. Non tutte però le ebbrezze. L'alcoolica può procurare all'uomo gioie grandissime, rapimenti, allucinazioni, ma in generale vi predomina il tumulto disordinato di tutti gli elementi psichici, e le manifestazioni centrifughe della vita nervosa impediscono la vera e propria estasi, che è quasi sempre un concentramento interiore, senza espressioni centrifughe.
Quando poi l'ebbrezza è così intensa da farci perder del tutto la coscienza di noi stessi e del mondo che ci circonda, non si ha l'estasi ma il letargo, il sonno e perfino la morte apparente. Nell'estasi la coscienza è anzi iperestetica, ma concentrata in un punto solo del nostro mondo psichico: nell'ebbrezza alcoolica essa è confusa prima, poi del tutto smarrita.
L'ebbrezza cha ha parentela strettissima coll'estasi è la narcotica, anzi in talune forme l'analogia è così evidente, che si potrebbe dire essere il narcotismo una estasi artificiale prodotta dall'introduzione di alcune sostanze nel nostro sangue e l'estasi alla sua volta un narcotismo spontaneo e psichico. Nell'uno o nell'altro di questi casi avete l'isolamento completo o quasi dal mondo esteriore, avete l'anestesia, la allucinazione o visione, potete avere la catalessi; sempre poi trovate lo sprofondarsi dell'Io nella contemplazione delle immagini che ci passano davanti alla visione interiore. Nessun uomo rassomiglia tanto ad un dervish assorto in estasi religiosa quanto un coquero della Bolivia o un fumatore d'oppio dell'India, e s'io fossi pittore potrei in altrettanti quadri rappresentarvi queste scene sorelle, delle quali fui testimonio nei miei lunghi viaggi nel vecchio e nel nuovo mondo.
Né in questo caso noi abbiamo rassomiglianza di due cose diverse per contingenza fortuita di accidenti secondari o di forme esteriori, ma dobbiamo avere naturale parentela di fatti anatomici e biologici che soltanto la scienza dell'avvenire potrà rivelarci. Ai nostri occhi, un pazzo, un innamorato o un fumatore d'oppio possono presentarci gli stessi fenomeni, benché le cause del turbamento siano tanto diverse; ma l'istologia e la chimica dovranno spiegare un tempo forse non troppo lontano come e perché nervi e cervello risentano la stessa influenza per opera di un'alterazione patologica del sistema nervoso o per opera dell'amore o dell'oppio.

Le allucinazioni dell'estasi sono tanto rassomiglianti a quelle prodotte dai narcotici, che dopo le immagini liete, appariscono spesso i quadri di tristezza e di terrore. Il mangiatore d'oppio dopo il paradiso incantevole delle sue visioni ha l'inferno degli spettri e dei cadaveri, e santa Teresa dopo gli angeli vede i demoni.
Goethe ha detto stupendamente che ®la gioventù è l'ebbrezza senza il vinoî e noi, studiando l'estasi, possiamo dire con uguale verità che l'estasi è un'ebbrezza narcotica senza oppio, senza haschisch e senza coca.
Quando si è collocata l'estasi nel suo posto naturale si è già a mezza strada per intenderne i misteri e le apparenti contraddizioni. Più in alto dell'ipnotismo e dell'ebbrezza, forse ad uguale distanza da entrambi, come lo vorrebbe presentare questo diagramma che vi presento:


          Estasi
                  -   -
                -       -
              -           -
            -               -    
Ipnotismo - _________________ - Ebbrezza narcotica

Ecco la topografia dell'estasi nel mondo dei fatti psichici. Ed ora tentiamo di segnare l'evoluzione del processo estatico, come Darwin e i darwiniani hanno tentato di fare per le forme dei viventi.
Perché si abbia l'estasi occorrono condizioni particolari del sistema nervoso e agenti esterni che si accordino con esse. Si può nascere con la natura più estatica del mondo, ma se l'ambiente che ci circonda non la favorisce, morremo senza aver mai provato e forse neppur subodorato che cosa sia l'estasi; mentre se i nervi sono ottusi e nel cervello non v'è l'ubi consistam, possono intorno a noi nel tempio di Santa Croce echeggiare le divine sinfonie di Beethoven, senza che s'innalzi da noi una sola vibrazione estatica. Quando invece sistema nervoso e mondo esterno si favoriscono e si aiutano l'un l'altro, possiamo avere estasi infinite, di svariatissime forme e frequenti.
E' l'eterna storia del terreno e del seme: senza terreno, nessuna pianta; senza seme, nessuna pianta. A tal seme tal terra, e via di seguito l'eterna litania dell'ambiente e della natura, della natura e dell'arte; l'eterno arrabattarsi e sudar della scienza per precisare volta a volta quanta influenza abbia il terreno e quanta il seme; l'eterno arrovellarsi di ridurre a cifre più precise queste due incognite; quando pur non si dimentica che anche il seme è già alla sua volta una risultante di altri semi cresciuti in un altro terreno. Ciò che possiamo però dire con molta sicurezza è che dei due elementi, sistema nervoso e agenti esterni, a produrre l'estasi contribuisce il primo assai più che il secondo. L'ambiente modificherà la forma estatica, ma quando cervello e nervi vibrano potenti, oscillando a brevissima distanza dallo zero al mille; e la forza si sprigiona tumultuosa e gigantesca, lasciando a breve intervallo spenti i fuochi e muta la macchina; quando si nasce per vivere come l'aquila o il condor nelle regioni dei ghiacciai e delle meteore, il più piccolo incidente esteriore basta a rapirci in estasi e il rapimento è inevitabile. Se santa Teresa fosse nata ai nostri tempi e nel mondo industriale di Bristol o di Manchester, non sarebbe forse divenuta una santa, né avrebbe avuto le visioni ascetiche, ma avrebbe pur sempre avuto estasi amorose, o estetiche, o d'altra natura.
In alcuni periodi storici l'ambiente è singolarmente adatto a sviluppare in molti il germe latente dell'estasi e a dargli anche un indirizzo piuttosto che un altro. Senza pretender di dir cosa nuova e peregrina, è facile affermare che nella Grecia antica le estasi estetiche dovettero essere frequenti; mentre tutti sappiamo che il medio evo fu terreno fecondissimo di rapimenti religiosi. Oggi il nervosismo è sommo, ma la fede vacilla e il culto estetico è disseminato sopra troppi altari, perché si concentri in un punto solo e divenga estasi. Non mancano però di certo le estasi religiose e le affettive e le estetiche, ma sparse e solitarie e celate nelle pareti domestiche o nei chiostri si occultano ai nostri occhi e passano ignorate. In tutti i tempi poi l'estasi amò il silenzio e le tenebre e fu sepolta nell'oblìo. I grandi amori, le alte idealità, le estasi sono piene di pudore, irte di timidezze e di astruserie; e solo li conosce l'alpinista, che affronta il piede temerario sul ciglio degli abissi alpini per cogliervi il leontopodio. Certi fiori per sbocciare hanno bisogno dell'aria eterea delle grandi altezze, della luce silenziosa che irradia dai ghiacciai, delle nubi sfolgoranti di aurore boreali. Alcune condizioni organiche del sistema nervoso e che predispongono all'estasi sono permanenti, perché congenite; altre sono passeggere, perché legate ad uno stato transitorio.
Un uomo, chiuso in un buio carcere per dieci anni, anche senza essere dotato di squisita sensibilità estetica, se liberato ad un tratto avesse dinanzi agli occhi una grandiosa scena della natura, a cui la gloria del sole, le iridi dei fiori, lo sfolgoreggiare dell'azzurro e il manto del verde facessero corona, potrebbe cadere in estasi contemplativa. E non son rari i casi, nei quali la subita emozione produsse in tali condizioni la sincope e perfino la morte.
Così una lunga e rigorosa castità può nel giovane meno estatico di questo mondo produrre un rapimento dinanzi ad una statua greca che mostrasse le sante nudità della bellezza femminile.
Così la stessa musica, che ci ha lasciati indifferenti le cento volte, può rapirci in estasi, se siamo fortemente eccitati dal caffè o dalla vicinanza della donna amata o da una gloriosa vittoria conquistata nei campi dell'arte, della scienza o della guerra.
Pochi sono gli sfortunati, che in nessun'ora della vita e in nessun minuto di un'ora non provarono almeno i crepuscoli d'un'estasi qualunque. Io li compiango sinceramente, perché essi non hanno provato il paradiso in terra.
Dato il terreno, cioè l'ambiente adatto, dato il seme, cioè il sistema nervoso, l'estasi non appare mai come folgore a ciel sereno; ma si prepara, si adombra, si disegna, si accentua, si plasma per apparire in tutta l'abbagliante luce della sua apoteosi. Ecco schematicamente la scala d'evoluzione. E' qui, che A. De Musset potrebbe dire:
Montez: voilà l'échelle! [Salite: ecco la scala!]
E la scala è questa:

Concentramento dell'attenzione in un unico fatto di coscienza, sia poi sensazione del mondo esterno o del mondo interiore, pensiero in azione, sentimento che vibra.
Pallore e raffreddamento crescente di tutte le altre sensazioni, di tutti gli altri pensieri, di tutti gli altri affetti passati e presenti.
Accorrere tumultuoso, prorompente di tutte le forze, di tutte le energie in un punto solo, attratte quasi da una calamita irresistibile.
Scomparsa di tutte le forme della sensibilità esterna ed interna.
Paralisi e più spesso catalessi di tutti i muscoli, per cui atteggiamento fisso e spastico in una sola posizione, che esprime per lo più o l'estremo annientamento o il massimo esaltamento.
Una tendenza irresistibile a salire, non foss'altro che cogli occhi.
Comparsa di immagini convergenti in un sol quadro, o di una sola immagine, che concentra in sé tutte le bellezze del disegno e del colore.
Risultato finale: un'unica, una tremenda sensazione che fonde in sé tutte le altre minori, un unico, un tremendo affetto in cui si trasformano tutte le altre energie affettive.
Un'irradiare da questo unico punto di raggi di luce, di folgori di trascendenza.
Il rapimento o l'estasi.

L'uomo che è salito per questa scala, protende le braccia del corpo e del pensiero verso l'infinito e aspira a pieni polmoni l'aria inebbriante di tutti i superlativi umani. E' allora ch'egli, giunto agli estremi confini dell'umano, intravede e sogna un uomo più uomo di lui, un angelo o un Dio, e spesso si crede convertito in angelo o in Dio; cioè in un uomo alato o in una creatura invisibile, onnipotente e per necessità amorfa nel tempo, cioè eterna; amorfa nello spazio, cioè infinita. Siam fuori dal reale quotidiano, non siam più nella ginnastica pedestre, ma nell'acrobatica.
E chi contempla l'uomo estatico, lo ammira o lo deride, secondo la propria fede o il proprio scetticismo; lo divinizza o lo consacra al manicomio; ne fa un Dio o un pazzo; di tanto gli estremi poli del sensibile e dell'intelligibile sono vicini; di tanto si toccano le lagrime della gioia e quelle del dolore; i sorrisi del fanciullo e quelli dello scettico; le convulsioni della voluttà e quelle dell'agonia; i deliri lirici e la mania, le divinazioni del poeta e le ipotesi dello scienziato.
Circolo e sfera, serpente che si morde la coda; pètalo che diventa escremento, e escremento che ridiventa pètalo; singhiozzo di morente che si riaccende nel gemito d'una culla; circolo e sfera che rinchiudono in una prigione inesorabile tutti gli umani pensieri, tutti gli affetti, tutte le speranze del figlio di Prometeo.

fonte: Eleusis n° 5, 1996

 
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