ESPERIENZE CON PIPILTZINTZINTLI di Claudio TescarolloNaturalmente ci si riferisce alla Salvia divinorum, la pianticella della famiglia delle Labiatae coltivata dagli indiani della Sierra Mazateca per usi sacri e divinatori (1) . La piantina è ora facilmente reperibile in Europa tramite ditte che operano vendita per corrispondenza. Con la speranza e l’augurio che questo "sacrosanto aiuto naturale" (che offre all’uomo la possibilità di allargare le proprie capacità percettive e creative) non vada a finire nel calderone dell’illegalità e dell’uso sconsiderato, si vuol prendere visione di alcuni effetti manifesti nel corso di esperienze ottenute tramite uso di foglie secche della pianta. Il pipiltzintzintli è attivo anche a dosaggi minimi (a partire da circa 300 mg. di foglie secche) se fumato. Con questa via di somministrazione si produce una veloce (dopo circa sei boccate) modificazione psichica travolgente, con la sensazione di essere "fuori". Quest’effetto iniziale dopo qualche minuto decresce, lasciando lo spazio per approfondire fugaci illusioni ed allucinazioni, come percezione ingrandita degli oggetti, illusioni tattili di ondeggiamento e mancanza di coordinazione nei movimenti; in seguito tutto si affievolisce per lasciar spazio ad una modesta ipersensibilità visiva ed auditiva, con difficoltà nella comunicazione sociale e con se stessi (per circa due ore). Non si presenta l’euforia e l’esaltazione del vissuto emotivo tipica di altri psichedelici (quale ad esempio il THC) e l’effetto immediato è focalizzato sui sensi. Ma il pipiltzintzintli sembra essere più "apprezzabile" attraverso altre vie di somministrazione. Con la masticazione delle foglie (600-900 mg. di foglie secche) si prolunga nel tempo la fascia di effetto più propriamente "psichedelico" e lo stesso si presenta in una forma più "morbida" ed accettabile, in modo tale da rendere l’esperienza gradevole e notevolmente interessante. Un "viaggio" significativo che si potrebbe definire di carattere "mistico-estetico" è il seguente: macropsia, ipersensibilità auditiva e visiva, illusioni tattili e sensazioni di levitazione del corpo (analogamente avviene con il THC); sono presenti visioni-sensazioni (ad occhi chiusi) che si avvicinano a quelle indotte dall’uso della cannabis, oppure, in altro verso, sono paragonabili alle tipiche immagini "elettrico-arabescate" generate dall’ayahuasca. Il lato più interessante dell’esperienza è la sensazione di sacralità, spazialità e candore che riesce a suscitare questa piccola pianta degli altipiani rocciosi! L’esperienza è relativamente breve (circa due ore) e gli effetti mentali decrescono molto gradualmente. L’uso della pianta non sembra produrre disturbi o effetti spiacevoli (solo, a volte, ronzio auricolare). Sarà il caso di ricordare che gli effetti generati dall’uso di una pianta psicoattiva sono comunque e sempre soggetti a variabili relative alla struttura psico-fisio-sociale dell’individuo che ne fa uso. Questo dato di fatto non toglie la gioia di analizzare, ricercare e costruire ipotesi nel tentativo di capire i "dettagli", differenze che intercorrono fra diverse culture, diversi individui, diversi modi di essere, per giungere (chissà!) alla comprensione ultima del vivere stesso. (1) - Si veda l’articolo di Jonathan Ott sulla S.divinorum pubblicato nel n. 4 di Eleusis, pp. 31-39, 1996 fonte: Eleusis n° 6, 1996
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