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LA PROSPETTIVA DI UNA FAMIGLIA SULL'USO DELL'ECSTASY

Il punto di vista del padre

Nel 1980, mia figlia Eve chiese a me e a sua madre Sarah se poteva provare l’ecstasy. A quel tempo lei aveva 16 anni e l’ecstasy  era ancora legale. Eve pensava che l’esperienza l’avrebbe potuta aiutare a risolvere una persistente e crescente paura che noi potessimo improvvisamente morire lasciandola orfana. La mia impressione fu che si trattava della manifestazione di una paura che molti adolescenti si trovano ad affrontare a quell’età: la consapevolezza che la loro adolescenza sta arrivando a una fine. Quello che la spaventava veramente era sapere che presto avrebbe lasciato la casa dei suoi genitori e avrebbe affrontato la sfida del vivere da persona libera “lì fuori”, nel mondo.
Io feci la mia prima esperienza psichedelica negli anni ’60, quando a 19 anni presi LSD. Fu un’esperienza che cambiò la mia vita; fu in seguito ad essa che decisi di iscrivermi a una delle più importanti università di studi religiosi degli Stati Uniti.
Sapevo anche che le sostanze psichedeliche se prese nel giusto dosaggio, nel posto adatto e con un’attitudine appropriata sono sicure per la maggior parte delle persone.
Prima di dare il permesso a mia figlia, riguardai tutti gli studi riguardanti gli effetti dell’ecstasy. Dopo diversi giorni le diedi il permesso, e così anche sua madre. Eravamo convinti che le intuizioni che avrebbe guadagnato dall’esperienza avrebbero superato di molto qualsiasi possibile rischio.
Il posto che scegliemmo fu un’isola dei Grandi Laghi, dove Eve, Sarah e io abbiamo campeggiato spesso durante le nostre vacanze. Montammo la tenda vicino la spiaggia. Era estate.
Eva prese circa 125 mg. Fu un’esperienza veramente intensa: riuscì a risolvere molti problemi che la affliggevano, in particolare la paura che noi potessimo morire e lasciarla sola. Si rese conto che coloro che lei ama diventano una parte di lei. Fu una cosa estremamente liberatoria.
Durante l’esperienza, Eve disse alcune cose, tutte estremamente positive. Ad esempio:
 “Il mondo è incredibilmente bello. E’ così sempre ma noi non ce ne rendiamo conto e non lo apprezziamo”.
 “La morte è parte della vita. Non dovrebbe essere qualcosa di cui ci preoccupiamo tutto il tempo. Quello che importa veramente è apprezzare di essere vivi”.
Ricorderò per sempre quanto è stato stupendo stare con lei sulla spiaggia, davanti al fuoco, a guardare il cielo. Ripensando all’esperienza nei giorni successivi, Eve disse che era stata veramente costruttiva e per niente negativa. Acquisì un’attitudine più sana verso la morte e in generale fece un grande passo verso l’indipendenza e l’auto-realizzazione.
Non mi pentirò mai di averla aiutata ad intraprendere questo rito di passaggio.

Il punto di vista della madre (Sarah)

Ho lavorato nel sistema sanitario americano per oltre 20 anni, durante i quali ho avuto modo di conoscere in modo approfondito gli effetti delle droghe e loro implicazioni sociali e legali. La mia prima esperienza con gli psichedelici risale a quando avevo 20 anni, durante gli anni ’70. Fui fortunata a scoprirne gli effetti all’interno di una comunità di persone che usavano queste sostanze con attenzione e rispetto.
In casa abbiamo sempre discusso apertamente delle sostanze psichedeliche. Per via delle nostre personali esperienze e per via del nostro interesse per la psicologia, eravamo inoltre coinvolti in studi universitari sullo loro uso terapeutico.
Eve iniziò a chiederci informazioni su queste sostanze quando aveva 15 anni. Io e mio marito eravamo molto combattuti perché pur credendo che gli psichedelici possono essere benefici, non volevamo esporre noi stessi e nostra figlia a una possibile persecuzione legale. Dopo una lunga riflessione, realizzammo non solo che era un nostro diritto ma anche un nostro dovere insegnarle a usare queste sostanze in modo appropriato.
All’età di 16 anni, Eve ci chiese di poter fare un’esperienza. L’ecstasy ci sembrò la sostanza appropriata per diversi motivi. Per prima cosa, a quel tempo non era ancora illegale. Secondo, produceva un’esperienza leggera e di breve durata. Ma l’aspetto più importante era che speravamo potesse aiutarla nella fase di passaggio che stava affrontando.
La cerimonia avvenne d’estate, su un’isola sui Grandi Laghi. Feci un fuoco sulla spiaggia così che Eve potesse gioire del calore e della bellezza delle fiamme durante l’esperienza. Né io né mio marito prendemmo niente; facemmo entrambi da sitter a Eve.
Il sacramento si rivelò un’esperienza profonda per tutti noi.
Restammo sulla spiaggia a contemplare il tramonto. Poi restammo a guardare il cielo pieno di stelle.
Eve si rese conto che a spaventarla era l’idea della separazione da noi. Con l’aiuto del sacramento fu però in grado di capire che sarebbe stata per sempre parte di noi, al di là di qualsiasi distanza. Fu un’esperienza che rafforzò ulteriormente il nostro legame.
Ripensando a quell’esperienza dopo dieci anni, penso che Eve ricevette quello che lei diede a me quando avevo 20 anni, e cioè un profondo apprezzamento per le meraviglie della vita e del mondo. E’ diventata una persona piena di amore e piena di coraggio, che ha sempre usato gli psichedelici con attenzione, rispetto e moderazione. Sono fortemente convinto che l’esperienza di Eve con l’ecstasy l’abbia aiutata ad essere la persona che è diventata. Le ha permesso di trovare un equilibrio in un momento della sua vita in cui era in difficoltà. La vita di Eve sarebbe potuta andare diversamente se mio marito ed io non avessimo accettato il nostro dovere di insegnarle come usare in modo sacramentale le sostanze psichedeliche.
Offro questa testimonianza per aiutare altri genitori che si trovano nello stesso dilemma che abbiamo affrontato io e mio marito. Incoraggio fortemente i genitori che sanno come usare queste sostanze in modo sacramentale a insegnarlo ai loro figli. Nonostante il rischio di una persecuzione legale, credo che il rischio che un adolescente possa correre usandole in modo scorretto a causa di coetanei disinformati sia molto più grave. Mi dispiace che a causa dell’attuale clima politico questa testimonianza debba essere scritta in modo anonimo. Spero arrivi presto il giorno in cui i genitori possono legalmente aiutare i loro figli nel vivere un’esperienza di vita così essenziale: il rito di passaggio.

Il punto di vista della figlia (Eve)

Prima di raccontare la mia prima esperienza, vorrei prima precisare la mia attitudine in generale sulle droghe. I miei genitori mi hanno insegnato che tutte le sostanze e tutte le piante sono strumenti che devono essere trattati con grande rispetto. Questo significa quindi educare se stessi prima di prenderle. Mi venne anche insegnato che devono essere prese con uno scopo, e non tanto per sballarsi.
Prima di prendere l’ecstasy per la prima volta, i miei genitori mi dissero: “questa esperienza potrà aiutarti a vedere la tua vita da un’altra prospettiva, ma le sostanze da sole non possono risolvere i problemi”.
I miei genitori sono stati impegnati nella ricerca con le sostanze psichedeliche per la maggior parte della loro vita, ma nonostante le loro aperte conversazioni al riguardo, non avevo mai realizzato che ne facessero uso. Iniziai a rendermene conto quando un giorni guardai attentamente i libri che stavano sugli scaffali della libreria. Oltre a libri di filosofia, di farmacia e di poesia, c’erano libri specifici proprio sulle sostanze psichedeliche. Iniziai a chiedermi il significato delle droghe e sentii il bisogno di confrontarmi con i miei genitori su questo argomento. Iniziai rivolgendomi a mio padre. Ci facemmo una lunga chiacchierata. Mi spiegò il motivo per il quale lui e mia madre prendevano psichedelici, e mi chiese la mia opinione sulle droghe in genere. Credo che avessi 15 anni quando facemmo questa conversazione. In quel periodo alcuni dei miei amici avevano iniziato a usare alcool e marijuana, ma io non sentii mai il desiderio di provare queste droghe con loro perché non mi piaceva il contesto in cui venivano usate. Sentivo però profondamente che volevo vivere uno stato alterato di coscienza. Volevo esplorare questa dimensione, ma non volevo farlo con i miei coetanei. Decisi quindi di parlarne con i miei genitori. Dopo aver ascoltato le mie motivazioni e averne parlato tra di loro, decidemmo come famiglia di condividere insieme il mio primo viaggio. Avevo 16 anni. I miei genitori erano convinti di questa decisione, ma era chiaro per me che ci dovevano aver pensato a lungo. Credo che sia stata una delle decisioni di difficili della loro vita.
Per iniziare, mi diedero una grande quantità di informazioni sull’ecstasy. Sentii che queste erano relativamente imparziali, in quanto includevano sia opinioni favorevoli che opinioni contrarie. Mi fecero inoltre capire chiaramente che avrei potuto cambiare idea in qualsiasi momento.
Quando arrivò il giorno in cui prendere l’ecstasy, andammo in un posto bellissimo che per noi era sacro.
Trovo veramente difficile descrivere la mia esperienza perché è quasi impossibile catturarle a parole. Gli schermi attraverso i quali filtriamo il mondo caddero, ma allo stesso tempo ero in totale controllo. Sentii un tremendo senso di consapevolezza sulla vita e sulla connessione che c’è tra tutte le cose. Questa sensazione in particolare fu veramente benefica per me. Fu anche divertente. Fu un’esperienza meravigliosa, magica, incredibile, e sono grata ai miei genitori per averla condivisa con me.
Sia io che i miei genitori sentimmo che c’era stata una sorta di iniziazione, e credo che ebbe un’influenza positiva sul mio sviluppo emotivo e psicologico. Prima dell’esperienza, era spaventato dal mondo, sotto tanti punti di vista. Percepirlo in quel modo mi ha dato la forza di abbracciarne la sua diversità. In molte culture, gli adolescenti iniziano la loro strada personale con un intensa esperienza che viene fornita loro proprio dalla comunità di cui fanno parte.
Ho usato l’ecstasy con i miei genitori soltanto un’altra volta, prima di andare all’università.
Penso molto in questi giorni a come mi comporterò al riguardo con i miei figli. So che gli insegnerò ad avere lo stesso rispetto che è stato trasmesso a me.
Sono grata per aver potuto condividere la mia prima esperienza con loro.

traduzione a cura di LotusFlower http://lightflower.splinder.com/

fonte: www.maps.org

 
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